Povero microcriminale

Il Governo, accortosi che stiamo vivendo più del previsto, ha pensato bene di allungare l’età pensionabile con meccanismi “scientifici” e con sensibili benefici per i conti pubblici. Se volessimo aprire una parentesi a questo proposito, sarebbe interessante comprendere come, in un sistema contributivo, che nel prossimo futuro sarà anche l’unico e che doveva servire a sistemare tutte le magagne della previdenza, ci si venga ancora a parlare di problematico equilibrio finanziario dato che le pensioni verranno liquidate utilizzando il montante contributivo che il lavoratore avrà accumulato al termine della sua vita lavorativa. In pratica non faranno altro che restituirmi i miei soldi.

Sempre il Governo ha pensato poi all’occupazione, soprattutto a quella giovanile, introducendo una maggiore flessibilità, non solo in entrata che già c’era, ma in modo particolare, in uscita. Così che le aziende, dove il titolare guadagna meno del suo operaio, e tengo comunque a precisare che nutro molto rispetto e ammirazione per quanti si avventurano a fare gli imprenditori ma che certe situazioni appaiono per forza alquanto fastidiose, sentendosi meno vincolate siano più propense ad assumere.

E mentre il nostro Premier annunciava “superata la crisi nell’eurozona”, i giornali titolavano che la disoccupazione ha raggiunto il 9,3% (31,9% fra i giovani), la peggiore dal 2004, e di notevoli problemi di inserimento nel mercato del lavoro per gli “under 40” (fonte Il Sole24Ore del 3 aprile scorso). Ancora, qualche giorno prima, un italiano su due sotto i 15 mila euro annui (un terzo non raggiunge i 10 mila), inflazione nel carrello al 4,6%, aumenti di energia elettrica (+5,8%) e gas (+1,8%), 700 posti a rischio all’AnsaldoBreda, e qui mi fermo perché mi sembra di leggere un bollettino di guerra…

In ogni caso viene spontaneo chiedersi: se il numero dei posti di lavoro, ad essere ottimisti, rimane sempre lo stesso, cosa che stando alle notizie sopra riportate non sembra, com’è possibile dare lavoro ai giovani se quelli che già lavorano devono continuare fino a 70 anni? Il ricambio generazionale si è spostato di circa 10 anni! Se in un’azienda ci sono 10 posti di lavoro non diventeranno certo 11 per fare un piacere ai nostri ministri. Sperando poi di non perdere il lavoro arrivati ad una certa età, che può significare anche una quindicina di anni dalla pensione, nel qual caso il reinserimento diventa difficilissimo. Tutti questi disoccupati, giovani che non possono permettersi il telefonino nuovo, le scarpe griffate o una serata in pizzeria con gli amici, figuriamoci mettere su famiglia, e meno giovani che la famiglia già ce l’hanno e non sanno più come mandarla avanti, cosa potranno mai inventarsi di fare? Dal lecito all’illecito, per opportunismo o per necessità, il passo è breve.

Prima o dopo comunque un lavoro salta fuori, si spera regolare. Facendo quattro conti però, ci si accorge subito che, sia per i pochi contributi versati, sia per un meccanismo alquanto penalizzante, la pensione che forse si riceverà a 70 anni sarà poco più che misera. Le conseguenze? Una popolazione in cui povertà e microcriminalità sono destinate a crescere significativamente. So che è una visione piuttosto pessimistica e sinceramente confido sulla possibilità di aver fatto male i conti. “Pensionato borseggiato fuori dall’Ufficio Postale dal nipote trentenne”. Non sarebbe certo una bella notizia!

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