Quattro passi sotto la pioggia

gocce di pioggia

Sono uscito a fare quattro passi, non mi importava se pioveva, ho aperto l’ombrello e mi sono incamminato per una via tranquilla, solo qualche auto di passaggio e qualche passante in cerca come me di un po’ d’aria fresca. L’acqua cadeva schizzandomi appena le scarpe mentre mi sentivo sicuro all’interno del perimetro che corrispondeva all’ampiezza dell’ombrello. Nei pochi minuti di assoluto silenzio udivo solo il rumore dei miei passi e il picchiettio della pioggia che a tratti diveniva più o meno intenso, cambiando anche di tonalità a seconda del punto in cui batteva sul telo dell’ombrello. Era come se mi parlasse, come se mi raccontasse di sé, di dove veniva, di quale oceano era figlia, dei monti che aveva sorvolato, delle terre che aveva visto, delle città con le torri e le cattedrali. Non le era dato di conoscere quando avrebbe finito la sua corsa, se scendendo lievemente o con impeto, avrebbe semplicemente seguito il corso del proprio destino. Ho spostato l’ombrello, ho guardato in alto e ho lasciato che le gocce mi bagnassero il viso. Ho sentito che era sincera…

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