Se tutto fa “Arte”

Quale arte

Per quel che conosco, che sento e che immagino a proposito dell’Arte.

Da “Espressione di un mondo tanto visionario quanto reale” a “Rappresentazione della bellezza dinamica” a “Spunto fortunato e/o  fortuito di un individuo scaltro e intraprendente”. Tanto mi vien da dire a proposito dell’Arte partendo dall’idea più ampia e classica del termine fino ad arrivare al concetto di arte moderna.

La rappresentazione del mondo che si vede e della bellezza che cambia nel tempo e nella percezione soggettiva e oggettiva, mescolata alla rappresentazione di un altro mondo parallelo che nasce, cresce e si sviluppa nella mente di un individuo fino a diventare pensiero e poi opera d’arte, cosa può avere a che fare col concetto di modernità dell’arte, quando ad esserne espressione sono momenti, oggetti e strumenti del quotidiano tra banalità e volgarità?

Arte non può essere qualsiasi cosa e qualsiasi cosa non può definirsi arte. In tal senso la temuta obsolescenza non potrà realizzarsi dal momento che l’arte si accosta ad un concetto oggettivo di bellezza e rappresentatività.

Se per guardare un’opera devo farmi assistere da un esperto/interprete, nella migliore delle ipotesi mi trovo di fronte ad un fatto scientifico. Nella peggiore delle ipotesi la definirei un’idea bizzarra alla quale si vuole per forza dare un senso.

E’ importante quello che vuole dire l’artista quanto quello che percepisce colui che guarda. Se le due cose non coincidono, è più probabile che l’artista non si sia espresso in maniera tale da essere capito, a meno che l’arte non la si circoscriva ad un ristretto nucleo di esperti, tra cui l’artista stesso, per i quali l’opera viene prodotta ad uso e consumo.

In un clima simile, il valore che le si può attribuire non può in alcun modo prescindere dal concetto di business a scapito del concetto di bellezza e di gusto.

Oltretutto un’opera d’arte è qualcosa che acquista valore perché incontra il favore e l’apprezzamento del pubblico che ne percepisce la magnificenza e verso la quale viene trasportato, non può trattarsi della stessa cosa qualora l’attributo artistico è frutto di una pilotata valutazione da parte di una ristretta nicchia di persone.

Nel maggio del 2011 mi trovavo per caso ad assistere all’inaugurazione  di una rassegna d’arte moderna, una di quelle che finiscono con un “ismo” qualsiasi (surrealismo, astrattismo, suprematismo, ecc.) e, strano a dirsi, quello che vedevo in un primo tempo mi destava un certo interesse. Cosa che tuttavia è durata poco. Man mano che venivano presentate le varie opere mi rendevo conto di quanto poco riuscivo a cogliere il senso di quello che l’artista intendeva comunicare. Tanto che a un certo punto mi sono chiesto se mai qualcuno avesse pensato di inventare un traduttore per i profani come il sottoscritto che si limita ad associare la pittura e la scultura a personaggi come Leonardo, Michelangelo, Raffaello, ecc. Immaginate quando l’illustre relatore ci ha spiegato quanta fatica ha fatto a mettere da parte tutto quanto aveva studiato sulle tecniche del colore e della prospettiva in nome della nuova arte. Il mio primo pensiero è andato alla maestra delle elementari: magari l’avesse pensata come lui, probabilmente avrei portato a casa qualche bel dieci in disegno.

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