Riflessione del Primo Maggio

Perchè
tanta indignazione
per le costolette di agnello
a Pasqua
e non altrettanta
per le salamelle
del Primo Maggio?

 

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Dalla serratura

 

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Dalla serratura

Non tutte le ciambelle riescono col buco ma di sicuro non si è mai visto il buco senza la ciambella intorno. Ci sono vari tipi di buchi oltre a quelli delle ciambelle: il buco dell’ozono, il buco sui calzini, il formaggio coi buchi, i buchi neri, ecc. ma il più intrigante di tutti è senza dubbio il buco della serratura. Cosa ci sarà mai da vederci attraverso, una seducente indecenza sarebbe gradita?
L’occhio darà ragione all’immaginazione?
E se da immaginare non ci fosse proprio un bel niente? Se ci celasse una realtà scabrosa o una noiosa normalità?
L’occhio, si dice, vuole la sua parte, ma quale parte e di che cosa? Dalla serratura si vede ben poco.
Ad ogni modo alla prima occasione proverò a guardare dalla serratura, poco importa quello che ci vedrò, l’importante è che dall’altra parte la luce sia accesa.

La Corona dell’Avvento (i quattro Angeli)

Candele dell'AvventoLa Corona dell’Avvento

La Corona dell’Avvento, nato come simbolo pagano, viene adottato dalla cristianità come simbolo dello scorrere del tempo e con la funzione di annunciare l’avvicinarsi del Natale. La sua forma circolare racchiude molteplici significati, primo tra tutti il significato di eternità e unità. Ha la forma di anello ed è quindi segno di fedeltà. La corona dell’Avvento deve mantenere la forma circolare, intrecciata con rami di piante sempreverdi, simbolo di continuità della vita, e non essere una semplice composizione floreale. La prima candela (Candela della Speranza) si chiama candela del Profeta. Ci rammenta che molti secoli prima della nascita del bambino Gesù, uomini saggi chiamati profeti predissero la sua venuta. Un profeta di nome Michea predisse perfino che Gesù sarebbe Nato a Betlemme! La seconda candela (Candela della chiamata universale alla salvezza), chiamata Candela di Betlemme , ci ricorda la piccola città in cui nacque il nostro Salvatore. Noi raffiguriamo Maria e Giuseppe mentre stancamente vagano da una locanda all’altra, senza riuscire a trovare un posto dove riposare, finché alla fine sono condotti al riparo di una stalla. Poi, nella più sacra tra le notti, mentre risposavano nella stalla insieme ai miti animali, il figlio di Maria, il bambino Gesù, nacque! La terza candela (Candela della gioia) è chiamata la Candela dei pastori, poiché furono i pastori ad adorare il bambino Gesù e a diffondere la lieta novella. La quarta candela (Candela dell’amore) è la Candela degli Angeli per onorare gli angeli e la meravigliosa novella che portarono agli uomini in quella notte mirabile. Sebbene non possiamo né vederli né sentirli, sono ancora gli angeli che ci portano il messaggio di Dio con pensieri d’amore e di pace, di gioia e di buona volontà.

I Quattro Angeli dell’Avvento

Avvento Blu1

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Angelo Blu
Avvento Rosso1Avvento Bianco1Avvento Viola1
L’Angelo Rosso

L’Angelo Bianco

L’Angelo Viola

 

 

 

 

La Candelora – 2 febbraio

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Oggi, 2 febbraio, è il mio compleanno ed è anche il giorno della Candelora, il giorno in cui il Cristianesimo celebra la Presentazione al Tempio di Gesù. In questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”, che verranno usate il giorno successivo, San Biagio, per compiere la benedizione della gola (tra i miracoli attribuiti al Santo c’è il salvataggio di un bambino che stava soffocando a causa di una lisca di pesce). E’ detta anche festa delle Purificazione di Maria in conseguenza dell’usanza ebraica secondo la quale una donna che aveva partorito un figlio maschio doveva recarsi al Tempio per purificarsi dopo 40 giorni dal parto, e il 2 febbraio cade giusto 40 giorni dopo Natale.

La tradizione popolare si è sbizzarrita a formulare proverbi che in alcuni casi vanno d’accordo ma in altri si trovano in netta opposizione. A me più di tutti piace questo:

”Madonna della Candelora
dell’inverno sèmo fòra
ma se piove o tira vento,
de l’inverno semo ancora ‘rento.”

In pratica con la Candelora l’inverno sarebbe giunto la termine ma se fa ancora freddo ne avremo almeno per un altro mese.

Se tutto fa “Arte”

Quale arte

Per quel che conosco, che sento e che immagino a proposito dell’Arte.

Da “Espressione di un mondo tanto visionario quanto reale” a “Rappresentazione della bellezza dinamica” a “Spunto fortunato e/o  fortuito di un individuo scaltro e intraprendente”. Tanto mi vien da dire a proposito dell’Arte partendo dall’idea più ampia e classica del termine fino ad arrivare al concetto di arte moderna.

La rappresentazione del mondo che si vede e della bellezza che cambia nel tempo e nella percezione soggettiva e oggettiva, mescolata alla rappresentazione di un altro mondo parallelo che nasce, cresce e si sviluppa nella mente di un individuo fino a diventare pensiero e poi opera d’arte, cosa può avere a che fare col concetto di modernità dell’arte, quando ad esserne espressione sono momenti, oggetti e strumenti del quotidiano tra banalità e volgarità?

Arte non può essere qualsiasi cosa e qualsiasi cosa non può definirsi arte. In tal senso la temuta obsolescenza non potrà realizzarsi dal momento che l’arte si accosta ad un concetto oggettivo di bellezza e rappresentatività.

Se per guardare un’opera devo farmi assistere da un esperto/interprete, nella migliore delle ipotesi mi trovo di fronte ad un fatto scientifico. Nella peggiore delle ipotesi la definirei un’idea bizzarra alla quale si vuole per forza dare un senso.

E’ importante quello che vuole dire l’artista quanto quello che percepisce colui che guarda. Se le due cose non coincidono, è più probabile che l’artista non si sia espresso in maniera tale da essere capito, a meno che l’arte non la si circoscriva ad un ristretto nucleo di esperti, tra cui l’artista stesso, per i quali l’opera viene prodotta ad uso e consumo.

In un clima simile, il valore che le si può attribuire non può in alcun modo prescindere dal concetto di business a scapito del concetto di bellezza e di gusto.

Oltretutto un’opera d’arte è qualcosa che acquista valore perché incontra il favore e l’apprezzamento del pubblico che ne percepisce la magnificenza e verso la quale viene trasportato, non può trattarsi della stessa cosa qualora l’attributo artistico è frutto di una pilotata valutazione da parte di una ristretta nicchia di persone.

Nel maggio del 2011 mi trovavo per caso ad assistere all’inaugurazione  di una rassegna d’arte moderna, una di quelle che finiscono con un “ismo” qualsiasi (surrealismo, astrattismo, suprematismo, ecc.) e, strano a dirsi, quello che vedevo in un primo tempo mi destava un certo interesse. Cosa che tuttavia è durata poco. Man mano che venivano presentate le varie opere mi rendevo conto di quanto poco riuscivo a cogliere il senso di quello che l’artista intendeva comunicare. Tanto che a un certo punto mi sono chiesto se mai qualcuno avesse pensato di inventare un traduttore per i profani come il sottoscritto che si limita ad associare la pittura e la scultura a personaggi come Leonardo, Michelangelo, Raffaello, ecc. Immaginate quando l’illustre relatore ci ha spiegato quanta fatica ha fatto a mettere da parte tutto quanto aveva studiato sulle tecniche del colore e della prospettiva in nome della nuova arte. Il mio primo pensiero è andato alla maestra delle elementari: magari l’avesse pensata come lui, probabilmente avrei portato a casa qualche bel dieci in disegno.

Quattro passi sotto la pioggia

gocce di pioggia

Sono uscito a fare quattro passi, non mi importava se pioveva, ho aperto l’ombrello e mi sono incamminato per una via tranquilla, solo qualche auto di passaggio e qualche passante in cerca come me di un po’ d’aria fresca. L’acqua cadeva schizzandomi appena le scarpe mentre mi sentivo sicuro all’interno del perimetro che corrispondeva all’ampiezza dell’ombrello. Nei pochi minuti di assoluto silenzio udivo solo il rumore dei miei passi e il picchiettio della pioggia che a tratti diveniva più o meno intenso, cambiando anche di tonalità a seconda del punto in cui batteva sul telo dell’ombrello. Era come se mi parlasse, come se mi raccontasse di sé, di dove veniva, di quale oceano era figlia, dei monti che aveva sorvolato, delle terre che aveva visto, delle città con le torri e le cattedrali. Non le era dato di conoscere quando avrebbe finito la sua corsa, se scendendo lievemente o con impeto, avrebbe semplicemente seguito il corso del proprio destino. Ho spostato l’ombrello, ho guardato in alto e ho lasciato che le gocce mi bagnassero il viso. Ho sentito che era sincera…

Looking for himself

LookingForHimself

Il cigno, là sotto, di certo spera di trovarci qualcosa di interessante. E noi, nelle nostre profondità, cosa ci potremmo trovare? Cosa potrebbe averci nascosto il nostro passato? Quanta altra vita è nascosta negli abissi dentro noi stessi? Immensi tesori, terribili verità, vecchi relitti da riportare in supericie. Un appuntamento al buio in assoluta apnea. Le immersioni necessitano di insegnamento e di molta pratica. Un bel rispiro, e poi giù …

Buone Feste

Auguri sinceri di Buone Feste e tanta Serenità

 

Albero di natale_1

Torta di mele

Torta di mele  Torta_di_mele

 

 

 

 

 

 

 

 

… ancora tu,

non mi sorprende lo sai …

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ingredienti: 4 mele, 3 uova, una bustina di lievito, un bicchiere latte, un bicchiere di olio, 6 cucchiai di zucchero (meglio se fruttosio), un cucchiaino di sale, farina q.b.

La straordinaria banalità quotidiana

 

FaccinaStupita

 

 

Quello che rende ordinario o speciale un evento, il più delle volte non è nell’evento stesso ma piuttosto in chi lo sta vivendo o osservando.

Un dipinto, una fotografia, una poesia, altro non sono se non la descrizione, la rappresentazione di quanto avviene nella realtà di tutti i giorni, in quella stessa quotidianità che altrimenti apparirebbe banale, priva di interesse, scontata.

Cogliere sfumature, cambiare prospettiva, ascoltare i suoni e diventare partecipi di quello che ci succede attorno.

Tutto questo richiede allenamento e prima ancora è necessario l’insegnamento. Bisogna insegnare, meglio ancora, educare i nostri figli a osservare e ad ascoltare fintantoché abbiamo ancora memoria di quel poco di romanticismo che ci è rimasto dentro, prima che si perdano inesorabilmente negli stimoli virtuali che ne circoscrivono l’universo in pochi metri quadrati.

Nel nostro vivere quotidiano, frenetico e assorbente, è facile convincersi che non c’è spazio per i sentimentalismi, che nella migliore delle ipotesi finiamo per accomodarli in una dimensione che ci appare lontana e nella quale ci si ostina a non riconoscersi.

Essere moderni, o al passo coi tempi, non è per forza sinonimo di inaridimento, impariamo a stupirci, ne trarrà beneficio la nostra stessa esistenza. Alleniamoci a sorprenderci.

 

 

 

 

 

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