Il Castagnaccio

20131014 Il Castagnaccio (1)

Si definisce castagnaccio il dolce tipicamente autunnale fatto, come facilmente intuibile, con la farina di castagne. Assente dalle tavole dei Paesi tropicali, il castagnaccio viene perlopiù prodotto nei forni delle cucine dell’Italia settentrionale, con varianti che consistono nell’aggiunta di pinoli o di uvetta. C’è anche quello pugliese con uova e cacao amaro, ma quello vero, fatto con l’unico ingrediente che lo distingue da tutti gli altri dolci, appartiene alla nostra zona, la Bassa Veronese. Con l’aggiunta di solo olio d’oliva, zucchero, un po’ di latte  e una bustina di lievito viene preparato un dolce unico in quanto a sapore della castagna e deliziosamente soffice. A seconda dei gusti, un po’ di farina bianca lo rende meno “gnoccoso” ma questa è anche la sua caratteristica, infatti da noi lo si chiama anche “gnocca”, motivo per cui invita ad essere accompagnato con un buon vino rosso, magari novello. Ecco, quello che si vede qui a fianco, uscito dal forno di casa mia, è proprio così! Complimenti alla cuoca!

La libertà di cliccare “Non mi piace”

Non mi piace

Intendiamo la libertà come espressione dell’individuo nel modo di pensare, parlare e comportarsi nei limiti e nel rispetto della libertà altrui.

Una gestione alquanto complicata se si considera la difficoltà che si può incontrare nel mettere in pratica quanto propone il pensiero, che a differenza delle parole e del comportamento ha limiti indefiniti.

Si pensi alla libertà di un individuo ad essere omosessuale, libertà sacrosanta, riconosciuta, affermata, accettata e sostenuta. E quale indignazione provoca nei salotti “liberali” le resistenze che ancora mostra la nostra società così poco emancipata.

Il rovescio della medaglia: si pensi a quanti vedono nell’omosessualità uno “stato” individuale contro natura. Senza ombra di dubbio, almeno in forma ufficiale data la presenza latente di un’ ipocrisia congenita, diverrebbero destinatari  di aggettivi che richiamano razzismo e intolleranza. E la libertà di essere omofobo, che fine ha fatto?

Parlo di omofobia trattandosi di un argomento molto discusso, ma potrei parlare anche di  protezionismo o di xenofobia, cosa ben diversa dal razzismo.

Comunque, pure l’omofobia è uno “stato” individuale e quindi da rispettare come l’omosessualità, in quanto libera espressione del proprio modo di essere (per dovere d’informazione, l’avversità che il termine rappresenta nei confronti dell’omosessualità è più un neologismo nell’uso della radice “omo” che tradotto letteralmente significa “stesso” e quindi “paura dello stesso”) .

In questi casi la linea che divide la libertà da un atto di puro razzismo ideologico è oltremodo sottile, ma la paura di sconfinare oltre la linea rossa non deve impedire di garantire il diritto di essere antitetici ai “progressisti” o sedicenti tali.

Omosessualità e omofobia, integrazione razziale e xenofobia, liberalizzazione e protezionismo; aiutati da un dizionario potremmo andare avanti ancora un bel po’, con crescente difficoltà a depennare il termine “contrario” a quello nel quale riteniamo di identificarci.

Il momento che stiamo attraversando è molto delicato, tanto quanto la possibilità di ritrovarsi ad essere minoranza sia in un verso, sia nell’altro. L’augurio è che in ogni caso ne sia sempre garantita la tutela, la libertà di essere differenti, almeno col pensiero.

Per parlare di qualcosa che oramai conosciamo tutti, su Facebook si può  cliccare “Mi piace” o rimanere indifferenti, è come poter cliccare anche “Non mi piace”.

Italia, Paese solidale

euro-soldi-bruciati

Italia: un Paese se non proprio solido, davvero solidale

 Leggendo il testo aggiornato del Decreto Legge 28 giugno 2013, n. 76, che prevede: incremento degli acconti d’imposta Irpef al 100%, 101% per l’Irpeg delle società e per il solo 2013, incremento dell’acconto delle ritenute su interessi passivi a carico delle banche pari al 110% dell’anno precedente (ma lì di soldi ce ne sono tanti e ben gli stà, direbbero in tanti…), proroga al primo ottobre per decidere se aumentare l’IVA al 22% così si favoriscono i consumi, credito d’imposta spettante per l’assunzione, nelle regioni del Mezzogiorno, di lavoratori “svantaggiati” o “molto svantaggiati”, ecc., mi sono imbattuto quasi per caso in un rimando al comma 171 dell’art. 1 della Legge di Stabilità 2013 (ex Finanziaria), L. 24/12/2012 n. 228. Riporto di seguito il testo dal quale ci si può rendere conto quanto solidale sia il nostro Bel Paese, almeno nei riguardi delle comunità internazionali, forse un po’ meno con i suoi cittadini.

171. E’ parte della spesa complessiva di cui al comma 170 la  quota dei seguenti contributi dovuti dall’Italia ai Fondi multilaterali  di sviluppo,  relativamente  alle  ricostituzioni  gia’  concluse,   non coperta dall’articolo 7, comma 2, del decreto-legge 6 dicembre  2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre  2011, n. 214:
a) International Development Association (IDA) –  Banca  mondiale per  euro  1.084.314.640,  relativi  alla  quattordicesima  (IDAXIV), quindicesima ODA XV) e sedicesima (IDA XVI) ricostituzione del Fondo;
b) Fondo globale  per  l’ambiente  (GEF)  per  euro  155.990.000, relativi alla quarta (GEF IV) e quinta  (GEF  V)  ricostituzione  del Fondo;
c) Fondo  africano  di  sviluppo  (AfDF)  per  euro   319.794.689, relativi  alla  undicesima  (AfDF  XI)  e    dodicesima   (AfDF   XII) ricostituzione del Fondo;
d)  Fondo  asiatico  di  sviluppo  (ADF)  per  euro  127.571.798, relativi alla nona (ADF X) e alla decima (ADF XI) ricostituzione  del Fondo;
e) Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IF AD) per euro 58.000.000, relativi alla nona ricostituzione del Fondo (IF AD IX);
f) Fondo speciale per lo sviluppo della Banca per lo sviluppo dei Caraibi  per  complessivi  euro  4.753.000,  relativi  alla   settima ricostituzione del Fondo.

E aggiungo anche il comma 172, che ne vale la pena

172. E’ autorizzata la partecipazione  dell’Italia  all’aumento  di capitale della Banca Europea per gli Investimenti con  un   contributo totale pari a 1.617.003.000 euro da  versare  in  un’unica  soluzione nell’anno 2013.

E questa è solo una parte della Legge, e solo quella per il 2013. Siamo o non siamo generosi? Ci stanno a cuore perfino i Caraibi!

L’Italia che ancora ci crede

artigianato ed enogastronomia

Nel corso del 2012 il saldo tra imprese nuove iscritte e imprese cessate è stato positivo per 18.911 unità, con un tasso di crescita pari allo 0,31% (non sarà gran che ma è pur sempre positivo). Sono diminuite le ditte individuali e le società di persone mentre sono aumentate le società di capitali nelle quali il rischio è generalmente ascrivibile al solo capitale investito. Il territorio che più ha sofferto è stato il Nord-Est (+0,51%) mentre è stato il Centro a registrare la crescita più consistente (+1,29%). Tra i vari settori di attività economica, la crescita maggiore si è registrata nel commercio, nei servizi e nelle attività di ristorazione e alloggio, contrariamente all’industria manifatturiera, all’agricoltura e alle costruzioni dove si sono registrate le difficoltà più rilevanti.

Le imprese femminili sono cresciute di 3.211 unità, quelle giovanili di 70.473 unità, quelle costituite da cittadini stranieri di 24.329 unità (dati Unioncamere – comunicato del 24/01/2013).

Sono numeri di un’Italia che non ha ancora perso la speranza e che ha ancora la forza di tenere alta la testa e guardare avanti. Sono momenti di indubbia difficoltà, tante sono state le nuove imprese e tante sono state quelle che sono cessate, schiacciate dal peso dei debiti, di un fisco esagerato, dai mancati introiti conseguenti ad un meccanismo che si è inceppato, vittime di un consumismo esasperato che di colpo è venuto meno.

Eppure in mezzo a tutto questo pessimismo reale e mediatico, per fortuna qualcuno non si arrende. No ci sta a vedere crollare i propri sogni, a chinare il capo e subire passivamente. Fa parte di quell’Italia che accetta le sfide con l’obiettivo di vincere a dispetto dei telegiornali.

Purtroppo nel primo trimestre del 2013 l’andamento della natalità e mortalità delle imprese italiane ha registrato un saldo negativo dello 0,51% (anche il primo trimestre 2012 aveva fatto registrare un saldo negativo seppure leggermente più contenuto e divenuto positivo ora di fine anno), nonostante le imprese neo-costituite siano state 118.618 (comunicato Unioncamere del 19/04/2013). Se solo si parlasse anche di loro…

Imposta di bollo (1): conti correnti e depositi

Prima con il decreto 201/2011 convertito in Legge n. 214/2011, c.d. Manovra Salva-Italia, poi con il D.M.E.F. 24/05/2012, il Governo ha apportato modifiche sostanziali in materia di imposta di bollo applicata sugli estratti di conto corrente e sui rendiconti dei libretti di risparmio, con decorrenza 1° gennaio 2012.
Per entrambi è stato previsto un tributo annuo, per esemplare, pari a euro 34,20, se il titolare è persona fisica o ditta individuale, di 100,00 euro se trattasi di altro soggetto, esclusi quelli esenti per espressa previsione di legge (es. ONLUS), da rapportare al periodo rendicontato  che coincide con la produzione dell’estratto conto o del rendiconto periodico, oppure con la cessazione del rapporto in caso di estinzione, oppure con il 31 dicembre di ogni anno anche in assenza di invio del documento.
Inoltre per le persone fisiche si è stabilito che l’imposta è dovuta qualora, al termine del periodo rendicontato, la giacenza media di tutti i rapporti intestati al medesimo soggetto e intrattenuti presso il medesimo Istituto (es. stessa Banca) superi i 5.000 euro. In tal caso è dovuta un’imposta per ogni rapporto in essere. Da questi vengono esclusi ovviamente i conti con saldo negativo che nemmeno rientrano nel calcolo della giacenza media.
La prima cosa che appare chiara è quella di concentrare il più possibile le somme depositate in modo da pagare l’imposta di bollo su un solo rapporto.
Dato l’effetto sostitutivo, la cennata imposta di bollo assorbe tutte le imposte dovute per atti e documenti relativi a operazioni regolate su conti correnti e depositi a risparmio e, per questi ultimi, anche l’imposta che era dovuta sul relativo contratto di 14,62 euro.
Infine, già che siamo in argomento, vale la pena ricordare che  il D. L. 13.08.2011, n. 138, ha stabilito che dal 2012 la ritenuta sulle rendite finanziarie, e quindi anche sugli interessi dei conti correnti e dei libretti di deposito, è uniformata al 20%, ad esclusione dei titoli di Stato per i quali continua ad applicarsi la ritenuta del 12,50%. 
 
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Imposta di bollo (2): prodotti finanziari, facciamo bene i conti

Altrettanto innovative sono le disposizioni riguardanti le comunicazioni relative ai prodotti finanziari, tra i quali, oltre che le varie tipologie di titoli e fondi di investimento, sono ricompresi anche i conti di deposito e i certificati di deposito.
Con effetto 1° gennaio 2012 è dovuta un’imposta da applicarsi sul complessivo valore di mercato o, in mancanza, sul valore nominale o di rimborso di tutti i prodotti contenuti in un rapporto di deposito a custodia, o di ogni singolo esemplare se non ricompreso in un rapporto di deposito:
– dell’ 1 per mille per il 2012, con minimo di euro 34,20 e max euro 1.200,00
– dell’ 1,5 per mille a partire dal 2013, con minimo di euro 34,20 e senza alcun limite massimo
e il dato a cui fare riferimento è il valore dei prodotti al termine del periodo rendicontato e non della giacenza media. E qui arriva il bello.
Supponiamo che un investitore detenga certificati di deposito al di fuori di un rapporto di custodia: in questo caso paga il bollo dell’1 per mille, 1,5 per mille dall’anno prossimo, su ogni certificato man mano che giunge a scadenza.
Supponiamo invece che lo stesso investitore detenga gli stessi certificati di deposito in un unico dossier. E’ sufficiente svuotare il dossier prima del 31 dicembre, prevedendo la scadenza dei certificati entro l’anno, perché l’imposta di bollo da pagare risulti la minima, ossia 34,20 euro.
Tenuto conto che sui propri prodotti la Banca normalmente non applica commissioni di custodia e che la stessa imposta sarebbe applicata anche sul conto corrente dove verrebbero temporaneamente versate le somme disinvestite, quell’investitore pagherebbe complessivamente 68,40 euro, traendone convenienza a partire da un investimento superiore, per quest’anno, a 68.400 euro e a 45.600 euro a partire dall’anno prossimo. E più alta è la somma investita e meno ci si perde. Che ne dite? Niente male …
Lo stesso giochino potrebbe essere fatto anche con i titoli, di Stato, obbligazioni, ecc., che fanno parte del dossier, ma in questo caso bisogna fare bene i conti, non solo per gli eventuali utili o perdite che potrebbero risultare dell’operazione di smobilizzo, ma anche con le commissioni applicate sulle operazioni di acquisto/vendita.
 
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Dal Malleus Maleficarum ad Halloween

Il Malleus Maleficarum (il martello delle malefiche, “streghe”) è un testo pubblicato nel 1487, nato da un’idea malsana formatasi nella testa di un frate domenicano, Heinrich Kramer, con la collaborazione del suo degno compare Jacob Sprenger, allo scopo di fornire tutte le indicazioni necessarie per smascherare e reprimere la stregoneria. In pratica divenne il manuale del perfetto inquisitore, mandato che Kramer ottenne da papa Sisto IV nel 1474  per ricambiarlo della sua fedeltà alla causa della Chiesa romana. Il processo in cui venne sconfitto ad Innsbruck per opera di un avvocato che riuscì a far valere i diritti dei processati nonostante la fama di grande inquisitore che si portava appresso, costituì per Kramer lo stimolo giusto per mettere nero su bianco la sua personalissima visione della stregoneria e del modo per contrastarla. A rendere il manoscritto ancora più autorevole fu l’inserimento in prefazione della bolla Summis desiderantes affectibus  (Desiderando con supremo ardore) di papa Innocenzo VIII che già tre anni prima riconosceva l’esistenza delle streghe e concedeva l’approvazione papale all’inquisizione e, proprio in risposta alla richiesta dei due frati Domenicani, li nominava inquisitori con l’incarico di estirpare la stregoneria in Germania. Non solo, il libro aveva ottenuto anche una Approbatio da una commissione di teologi dell’Università di Colonia, un falso tuttavia, prodotto con la connivenza di un notaio compiacente.
Il testo è diviso in tre parti. Nella prima affronta la natura della stregoneria e spiega come le donne siano predisposte a cedere facilmente alle tentazioni di Satana a causa della loro debolezza e intelletto inferiore. Nella seconda parte indica invece come smascherare la stregoneria e nella terza come si catturano le streghe, si processano e si eliminano, non prima di aver ottenuto una piena confessione anche e soprattutto con l’utilizzo della tortura.
Niente da dire, proprio delle brave persone che si adoperavano per la sconfitta del male, abusando del loro sconfinato potere con il permesso del papa rappresentante pro-tempore di Dio Onnipotente.
Da qui ad Halloween il salto è decisamente lungo, e a dire il vero il richiamo alle “streghe” è più di contorno al reale significato di questa festa di origine druida che aveva lo scopo di placare gli spiriti dei defunti e alla quale si è associato un simbolismo che si è modificato col passare del tempo fino ad includere temi che hanno a che vedere con la morte, il male, l’occulto, i mostri, i fantasmi e, per l’appunto, la stregoneria. Tutti elementi che hanno acceso l’immaginazione di vari produttori cinematografici che si sono a loro volta sbizzarriti ad aggiungere qualche nuovo contenuto di paura, ma anche a farne delle simpatiche parodie.
“Maschi tremate, le streghe son tornate” recitava lo slogan di un divertente film con Eleonora Giorgi e Renato Pozzetto durante una manifestazione femminista. Streghe moderne, streghe in carriera, streghe ai fornelli, streghe al supermercato, streghe a far quadrare i conti in famiglia, e qua la magia serve davvero. Le streghe son tornate? No, non le streghe, le fate, e sono sempre state al nostro fianco.
 
Buon Halloween !
 
 
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Facebook: taggati e condivisi

Facebook conta circa 955 milioni di utenti che tutti insieme hanno messo a disposizione oltre 400 miliardi di immagini in cui sono ritratti loro stessi, parenti, amici e conoscenti. Considerando che tutte le foto possono essere condivise senza alcuna specifica autorizzazione dell’utente, il quale può rifiutare questa funzione attraverso una procedura poco pubblicizzata e della quale pochissimi sono a conoscenza, il “tagging” fotografico costituisce una delle più fornite banche dati digitali mai esistite alla quale possono fare accesso le più potenti agenzie di intelligence del mondo, come l’americana NSA (National Security Agency) che con i suoi software riesce a identificare automaticamente qualunque individuo. E senza bisogno di alcuna autorizzazione. Un conto è se questo avviene solo in particolari situazioni di sicurezza, altro quando l’uso di simili dispositivi nei confronti dei cittadini è del tutto immotivato.
Su questo punto stanno nascendo contenziosi sia in Irlanda, dove Facebook ha la sede europea, in Germania dove il garante della privacy ha sentito l’esigenza di proteggere i propri cittadini e negli stessi Stati Uniti dove è messa in discussione l’uso dell’attività di riconoscimento biometrico da parte dell’FBI.
Che tutto ciò sia giusto o sbagliato ognuno, per se tesso, lo può decidere in assoluta autonomia, l’importante è essere informati.
 
Fonte il Sole24Ore

Figli

C’è la festa della mamma, la festa del papà, quella dei nonni e quella della famiglia. Per i figli si dice da più parti che sia festa tutti i giorni.
Prima di essere diventati genitori siamo stati tutti quanti figli e sono convinto che nessuno, allora, trovava questa frase appropriata. Sicuramente si dirà che i tempi erano altri, non potevamo permetterci tutte le comodità che hanno i ragazzi di oggi, tantomeno potevamo permetterci di perdere tempo. Si iniziava a lavorare presto, e presto si iniziava a pensare a farsi una famiglia. Non come i “bamboccioni” di oggi giorno, come li hanno marchiati alcuni dei nostri più prestigiosi politici, da Padoa Schioppa nel 2007 a quel grand’uomo di Brunetta nel suo famoso discorso del 17 gennaio 2010.
Eppure, a conti fatti, i fortunati siamo noi della vecchia generazione. Siamo nati e cresciuti in un trentennio senza eguali per benessere, qualità della vita e, soprattutto, fiducia in un futuro in cui tutto sarebbe stato realizzabile. Che poi è quello che faticano a trovare i figli di oggi per i quali, purtroppo, è venuta meno anche la speranza.
Se loro rimane il compito di adattarsi e reinventare un futuro in sintonia coi tempi, nostro deve continuare ad essere lo sforzo per far rinascere in noi e in loro la convinzione che quel futuro possa realizzarsi.
E’ un percorso da fare insieme, una scommessa che non possiamo permetterci di perdere. Dobbiamo tornare a credere in noi stessi e dare dimostrazione, noi per primi, che la risorsa più grande risiede nel nostro essere. Il giorno che raggiungeremo quel traguardo non passerà inosservato, anzi, si meriterà un posto nel calendario assieme a tutte le altre feste, una giornata dedicata ai figli nelle cui mani potremo continuare a mettere fiduciosi il nostro futuro.

E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno di noi

Il pericolo è che oramai non faccia neanche più notizia, tanto ci siamo abituati a sentirne parlare, quasi convinti, o meglio rassegnati, che la situazione non possa altro che peggiorare. Crisi è una delle parole che va per la maggiore. C’è la crisi dei consumi, la crisi del lavoro, la crisi di liquidità, la crisi delle banche, la crisi del governo, la crisi della sanità, e così via. Tanto che siamo entrati in crisi, con noi stessi, perché questo stillicidio continuo di notizie allarmanti ci ha prima spavenati, poi frastornati, quindi sopraffatti, facendoci scordare che in ognuno di noi c’è una fonte di energia, la stessa alla quale l’uomo ha fatto ricorso nei momenti peggiori della sua storia. E a dirlo, molto tempo prima di me, è stato un tizio coi baffi che faceva Albert di nome e Einstein di cognome.

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorgono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere ‘superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno di noi, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non volere lottare per superarla.”

Albert Einstein “Il mondo come io lo vedo” (1931)

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