Assisi

Visita ad Assisi, Spello e Città di Castello (2 – 4 settembre 2016)

Oggi, 4 Ottobre, San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia. Assisi, tempio di spiritualità da dove è partito il tentativo di riforma nei confronti di un sistema ecclesiastico corrotto e sensibile per lo più agli interessi materiali e politici. Un esempio, al di là di qualsiasi fede, religione e sistema di governo, di cui il nostro mondo ha assoluto bisogno.

 

L’ Eredità

testamentoSono convinto che tutti quanti, chi in prima persona, chi perché conoscono qualcuno che lo è stato, chi per sentito dire, sanno delle vicissitudini conseguenti a un’ eredità. Soprattutto se gli eredi sono molti e soprattutto se mancano quelli legittimi, genitori, figli e nipoti (dei nonni) per capirci. A volte arriva la notizia della morte di un lontano zio, magari pieno di soldi con nessuno al quale lasciare i suoi averi, ed ecco allora accorrere tanti nipotini affranti e speranzosi. Oppure c’è il vecchio nonno da accudire, troppo vecchio per saper amministrare la pensione e il gruzzolo annotato nei libretti in banca. Il suocero che rigirato ben bene va a finire per credere di essere il  padre che non è mai stato.

Si dice che in guerra e in amore tutto sia permesso. Niente in confronto a quello che si farebbe per i soldi. “Mors tua, vita mea” recita una celebre locuzione latina. Con buona pace dei “legami” di sangue e col pensiero rivolto alla “Buon’ Anima” nel momento del trapasso.

L’ Eredità

Porca miseria, el zio Bepi le morto
preparate impressia ch’el ndemo a catar
che no voria che i pensesse che volen farghe un torto

dai che vien tardi, parecia anca i fioi
e par sugarte le lagreme to su dei fazoi

me l’a dito la Gina che la ghe fasea da badante
che par via dei parenti passaria da ignorante

l’era vecio e imbambito ma pien de moneda
messi in banca o ala posta le meio ‘ndar veda

che i sarà tuti in fila come i vampiri
pianzoti busiari e qualche lamento
col pensiero che sconto da qualche parte
ghe sarà de sicuro un testamento

me par de vedarli al funeral
“cielo mai questo, da ‘ndoe vienlo quellà”
i spunta fora come i funghi nel bosco
tuti ala cacia de l’eredità

le proprio vera che finché te si al mondo
gnessun ghe fa caso se te si moro o biondo
gnessun i te domanda come te ste
noi sa mai fato vedar gnanca par un cafè

ma se solo i s’ incorze che ghe spuza de schei
i se presenta de corsa, tuti brai butei
sperando che prima che te tiri ‘na brena
te te ricordi de lori con la carta e la pena

perciò caro mio fin che te pol
godete in barba a tuta sta gente
che quando le ora de far el gran salto
de quel che ghe resta non te porti via gnente

e sbirciar de scondon quelo che i fa
ridendoghe a drio da l’ aldilà

***

(gianfrancomarangoni 14/08/2016)

Impressia: in fretta
Catar : trovare
Parecia: prepara
Imbambito: rimbambito
Tirar ‘na brena: passare a miglior vita
De scondon: di nascosto

Tenebre

… le tenebre accorsero ad inghiottire la luce con voracità frenetica, poiché il cuore dell’uomo aveva ceduto all’oscurità e null’altro poteva il sole.

 

Tempesta

 

Dalla serratura

 

buco-serratura

Dalla serratura

Non tutte le ciambelle riescono col buco ma di sicuro non si è mai visto il buco senza la ciambella intorno. Ci sono vari tipi di buchi oltre a quelli delle ciambelle: il buco dell’ozono, il buco sui calzini, il formaggio coi buchi, i buchi neri, ecc. ma il più intrigante di tutti è senza dubbio il buco della serratura. Cosa ci sarà mai da vederci attraverso, una seducente indecenza sarebbe gradita?
L’occhio darà ragione all’immaginazione?
E se da immaginare non ci fosse proprio un bel niente? Se ci celasse una realtà scabrosa o una noiosa normalità?
L’occhio, si dice, vuole la sua parte, ma quale parte e di che cosa? Dalla serratura si vede ben poco.
Ad ogni modo alla prima occasione proverò a guardare dalla serratura, poco importa quello che ci vedrò, l’importante è che dall’altra parte la luce sia accesa.

Vegno dal Giardin

Cerea - Via GiardinoPer quanti sono cresciuti tra gli anni ’60 e ’70 lungo quel pezzo di strada che unisce Cerea alla frazione di Cherubine era come un segno particolare sulla carta di identità. Spesso lo si diceva con orgoglio “vegno dal Giardin”, era come distinguersi, affermare di appartenere ad una comunità ben precisa.
Vai Giardino è stata una delle tante “Via Gluck” cantata da Celentano, che col tempo si è trasformata. Sono spariti i campi con le vigne, gli alberi e al loro posto oggi si trovano tante villette con bei giardini, ben tenuti, da guardare con ammirazione ma dove è severamente proibito giocarvi sopra.

 

 

§

Via Giardino

Vegno dal Giardin

**

Ghe ‘na strada tuta curve
in doe pas-arghe pian pianin
tuti quei che ghe ‘nda starghe
i dise “Vegno dal Giardin”

Anca mi sera del posto
fra Zarea  e le Carubine
quando ancora ghera i campi
de fasoi e de tegoline

Poche machine pas-ava
e mi sentà su la mureta
coi me amici preferiti
una a una le contava

in quel toco belo drito
da Bissolo a Podestà
dove anca con le moto
i corea che no se sa

La par via ghera de tuto
dal mecanico a le boteghe
ci metea ben i cavej
e ci fasea le careghe

E del largo par zugar
ghe nera fin che sera stufo
a balon o a pistoleri
o tirarghe contro i UFO

E col tempo che pas-ava
altre strade ma ciapà
ghe ci ga fato le valise
e ci inveze le restà

Ma anca quei che ie ‘ndè via
parlando a olte col vizin
sel ghe domanda “da ‘ndo sito?”
el dise “Vegno dal Giardin”

***

(gianfrancomarangoni 13/06/2016)

Scritta prendendo spunto da un commento postato su fb dal mio amico Daniele al quale dedico questi versi, così come li dedico all’altro mio amico Giani (con una sola “n” come si dice in dialetto) e ai tanti che hanno vissuto o che ancora vivono in Via Giardino.

 

Zarea: Cerea
le Carubine: Cherubine, frazione di Cerea
tegoline: fagiolini
mureta: mura di cinta bassa con sopra la rete o la cancellata
i corea che no se sa: andavano veramente forte
careghe: sedie

 

Vienna

Non ha bisogno di presentazioni e nemmeno che si stia qui ad elencare i luoghi, i monumenti, le chiese e tanto altro ancora da visitare. Sicuramente ne salterei più di qualcuno e poi in internet si possono trovare tutte le notizie che servono.
Di Vienna vorrei trasmettere qualche immagine. Divisa dal Danubio, da un lato la parte storica ricca di tante testimonianze della maestosità imperiale, dall’altro si contrappone l’altrettanta imponenza della modernità coi palazzi, i grattacieli di vetro e una delle quattro sedi europee dell’ONU.
Vienna è ciò che ci si immagina. Vienna delle feste, della musica, dei balli a tempo di valzer. Trovarsi dentro al grande salone dei ricevimenti, chiudere gli occhi e fantasticare di far parte di quel mondo spesso rappresentato in modo fiabesco. Ma Vienna è anche delle storie tristi, perché in quel mondo il dolore poteva essere pari è più forte della ricchezza.
Insomma, Vienna da guardare, da ascoltare, da vivere ed i fine, da ricordare.

Belvedere

Belvedere

Graben

Graben

Opera House

Opera House

UNO City Center (United Nations Office)

UNO City Center (United Nations Office)

 

 

 

 

 

 

Écome qua

19620916_Cadalogo_Gianfranco012“Son da Cadalogo”, così diceva chi abitava in quella via del Comune di Cerea, spersa tra le frazioni di Cherubine e Aselogna, dove un gruppo di vecchie case dava dimora a una comunità di agricoltori. La sono nato, alle nove di un lunedì mattina piovigginoso e freddo e la ho fatto le mie prime conoscenze di quel mondo così naturalmente semplice. Di quei luoghi, tuttavia, non ho molti ricordi. All’età di quattro/cinque anni, mi trasferii con la mia famiglia a Cherubine dove feci le prime amicizie, e dopo qualche anno ci avvicinammo a Cerea (semo ‘nde a star al Giardin) dove ho trascorso il resto della mia infanzia e l’adolescenza. Dopo sposato le vicende della vita mi hanno da prima portato in un altro paese e poi a tornare nuovamente a Cerea dove, con mia moglie e i nostri due figli, abbiamo cambiato più volte casa fino a stabilirci in questa in cui  ora viviamo. Di quel bambino, di oltre cinquant’anni fa, ricordo poco, ma dentro mi è rimasto qualcosa che ogni tanto mi fa tornare alla memoria da dove vengo, le mie origini, così umili quanto ricche di quei valori di semplice umanità che, mi auguro, abbiano fatto di me un uomo con qualche buon principio, come si dice dalle nostre parti “che sta nel mazo, a olte tristo e a olte bon”.

 

Écome  qua
***
Écome qua,
me presento da novo
son nato d’inverno
in Via Cadalogo
*
Nela casa col portego
e un bel fogolaro
col seleze  fora
e par sofito el solaro
*
Coi campi e le vegne
con le galine e con l’orto
dove mi o verto i oci
là, me nono l’e morto
*
Là, dove el Lavegno
el va su a mezogiorno
sentà, coi pie ne l’acqua
me piasea guardarme intorno
*
Son cresù in bicicleta
sul piazal dela cesa
zugando a scondirola
coi compagni de scola
*
E ancora ghe penso
a quando sera buteleto
me rivedo spensierà
a tegner la orlanda  in mezo al prà
*
Coi me zinquant’ani e pas-a
go cambià paesi e case
me son fato ‘na fameia
e go un laoro che me piase
*
Ma me son mai desmentegà
da dove vegno e ci son
son sempre quel da Cadalogo
a olte tristo  e a olte bon.
***
(gianfrancomarangoni 21/04/2016)

Cadalogo è una via di Aselogna, frazione del comune di Cerea
Seleze: cortile, aia
Solaro: solaio
Lavegno: fiume/fosso che passa per Aselogna
Scondirola: nascondino
Buteleto: ragazzino
Orlanda: aquilone
Tristo: inteso come chi sbaglia/ che commette errori

Fiori di campo

20160320 Fiori di campo (9)

 

 

 

Tarassaco (dente di leone)

“Soffione” infruttescenza del Tarassaco

 

 

 

Margherita (margherita diploide)

20160320 Fiori di campo (3)

20160320 Fiori di campo (4)

 

 

Tarassaco: fiore

Alba d’inverno

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Parco Le Vallette – Cerea

 

 

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