25 aprile – Festa della Liberazione

25 aprile – Festa della Liberazione

“Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani“,  era il 1861 e a dirlo era Massimo D’Azeglio, opera che tuttavia, nonostante i 150 anni trascorsi,  è rimasta incompiuta. Storie profondamente diverse, culture che stentano ad integrarsi, condizioni sociali ed economiche che in comune hanno poco o niente. Con lo stesso fervore con cui il nostro Paese ha superato momenti di estrema difficoltà i suoi cittadini si trovano spesso a “litigare” e difendere le loro diversità, non in nome di un legittimo riconoscimento delle proprie radici quanto piuttosto nel sentirsi legittimati a imporre la propria supremazia ideologica. Se questo è in estrema sintesi quello che accade all’interno di un singolo Paese, e l’Italia comunque è in buona compagnia, immaginiamo cosa comporti parlare di unità europea. Le vicende degli ultimi tempi non hanno fatto altro che mettere sempre più in evidenza la sostanziale criticità di questa unione scritta soltanto sulle pergamene. Non si parla mai di Europa. Si parla di asse franco-tedesco, di Grecia, di Spagna, di Italia. Di Stati, pochi, esempio di virtuosismo economico-finanziario, di altri che sono in continuo affanno costretti a rincorrere i primi della classe. Quando si costituisce una società è il consiglio di amministrazione che decide le strategie, qui, invece, qualcuno si è proclamato amministratore unico e va per conto suo. In questa giornata, in cui si celebra la festa della liberazione, in cui gli italiani hanno l’occasione per sentirsi un popolo unito, credo che il nostro pensiero debba superare i confini geografici e chiederci se l’Europa che desideriamo è quella dei telegiornali o se aspirare a qualcosa di meglio. “Abbiamo fatto l’Euro, ora dobbiamo fare gli europei”.