Più cicale e meno formiche

Dei primi anni di scuola elementare ricordo la favola di Esopo che la maestra raccontava a proposito della cicala e della formica. La morale, come tutti ben sanno, è che bisogna essere previdenti e mettere “da parte”, quando se ne ha la possibilità, per i “periodi di magra”. Già allora c’era la giornata del risparmio, in quel lontano 1965 scadeva il 30 ottobre, con il patrocinio di una nota banca locale, celebrazione che nel 2011 ha toccato quota 87. Tutto come allora? Non direi. Educare al risparmio e alla previdenza fin da bambini è indubbiamente un fatto molto positivo, ma quello di cui non c’era bisogno all’epoca era l’educazione al consumo per quelli un po’ più grandicelli. E non mi riferisco alla capacità di fare una selezione intelligente degli “input” che arrivano dai media, quanto piuttosto a un ritorno al consumo che manca, il consumo benefico che aiuta a far girare l’economia, quello che sta a significare che qualche soldo nelle tasche dei cittadini non manca, e che, soprattutto, è indice di fiducia nei confronti del sistema economico-politico. Stiamo vivendo una crisi economica che si è sviluppata e rafforzata più sulle parole,  le notizie tendenziose e le speculazioni che su eventi concreti, senza che questo tuttavia abbia avuto conseguenze meno gravi in termini di occupazione e di produttività. “La crisi è come una guerra” afferma Confindustria riferendosi ad un Paese in piena recessione con il PIL in calo del 2,4% nel 2012 e un deficit di bilancio previsto a -1,6% del PIL. Numeri decisamene allarmanti e lo sono ancora di più se quel deficit non è dovuto almeno in parte ad investimenti necessari per lo sviluppo. Fintanto che dovremo combattere prioritariamente con i giudizi delle agenzie di rating che non fanno altro che mettere ancor più in difficoltà i sistemi economici già in affanno e con gli spread, che sa tanto di guerra fatta in casa se l’intenzione è veramente quella di fare degli Stati europei gli Stati Uniti d’Europa, sprecheremo le nostre energie e miliardi di euro senza ottenere nulla in cambio. La differenza fra noi, Stati europei, e gli Stati Uniti d’America, quelli veramente uniti, è che in condizioni come le nostre, e forse per certi versi anche peggiori se teniamo conto dei crack finanziari che hanno dovuto arginare, loro hanno saputo fare quel tipo di investimenti necessari per ridare fiducia ai loro cittadini, hanno recuperato livelli di occupazione e favorita la ripresa dei consumi interni, tanto che si prevede un aumento dei tassi americani causa l’incremento dell’inflazione. Per concludere c’è da auspicare maggior coesione fra gli Stati europei, politiche economiche comuni e meno campanilismi. E per i cittadini: per una volta sforzarsi, se possibile, di essere un po’ più cicale e meno formiche, e che la mia vecchia maestra non me ne voglia.

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http://it.wikipedia.org/wiki/La_cicala_e_la_formica

Lo Stato paga i debiti a suon di CCT

Il D.M. 22/05/2012 consente agli operatori economici che vantano crediti nei confronti dello Stato connessi a transazioni commerciali di essere pagati mediante assegnazione di speciali CCT con decorrenza 01/11/2012, della durata di 4 anni, a tasso fisso semestrale posticipato che verrà stabilito con il decreto di emissione dei titoli stessi. Chi fosse interessato deve affrettarsi visto che le domande vanno presentate su fac-simile scaricabile dal sito internet http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/ mediante consegna agli uffici competenti o inviata con raccomandata con avviso di ricevimento entro il 28/06/2012.

 A dirla tutta è un modo per trasformare un debito a vista in un debito a medio termine, con la possibilità che il rischio emittente insito nei titoli ne diminuisca il valore (la quotazione) dopo pochi giorni che sono in circolazione (tanto dipenderà anche dall’eventuale sistema di indicizzazione delle cedole semestrali che verrà stabilito con il prossimo decreto).

In ogni caso chi otterrà questi titoli potrà contare sulla possibilità di smobilizzare il proprio credito attraverso operazioni di compravendita o costituendoli a garanzia di finanziamenti bancari.

Piuttosto di niente, si dice, è meglio piuttosto….

Facebook: accade in America

I furbi non sono solo qui da noi
(pensate cosa sarebbe successo se accadeva in Italia)

Collocata a 38 dollari, salita fino a 43 dollari durante l’ipo e poi giù fino a perdere il 30%:  ieri le azioni Facebook sono scese sotto i 26$. E mentre i soci (Mr. Zuckerberg e Goldman Sachs) si sono arricchiti con l’ipo da 100 miliardi di dollari, oggi i risparmiatori stanno pagando. Qualche fortunato può sperare di recuperare qualcosa dai 40 milioni di risarcimento promessi dal Nasdaq (problemi tecnici durante l’ipo riguardo ritardi nell’esecuzione di ordini di scambio) o dalla class action intentata dai piccoli risparmiatori nei confronti di Morgan Stanley, la banca che ha curato gran parte del collocamento (sembra che siano girate notizie false, così sostiene lo studio Geller, e che alcune società finanziarie fossero state avvertite dei rischi connessi all’operazione di collocamento lasciando invece i risparmiatori completamente all’oscuro di tutto). Chissà a quanti di loro verrà ancora voglia di cliccare su “mi piace”?

 

Villafranca di Verona: via l’IMU dalla prima casa

Villafranca di Verona: via l’IMU dalla prima casa

Con un’ordinanza indirizzata alla cittadinanza e inviata agli enti esattori, l’Amministrazione comunale di Villafranca di Verona ha esentato le case di abitazione dal versamento dell’acconto dell’IMU. Ha deciso infatti di aumentare le detrazioni fino a concorrenza dell’imposta. Senza dubbio un segnale molto forte che sta ad indicare quanto l’Amministrazione di quel comune sia vicino ai suoi cittadini in questi momenti difficili.

Chi è ancora convinto che a pensare male non si sbaglia mai potrebbe avanzare la tesi secondo la quale l’IMU sulla prima casa tutto sommato può rappresentare una perdita accettabile per le casse comunali, considerato che, fra aliquota ridotta e detrazioni, il mancato gettito non dovrebbe essere rappresentato da grosse cifre (di cui comunque non conosco l’entità), mentre piuttosto rilevante è il ritorno di immagine di cui l’Amministrazione beneficerebbe.

Sta di fatto che la popolazione di Villafranca non dovrà pagare la famigerata imposta sulla casa in cui si abita, di questo dobbiamo darne atto e accogliere con plauso l’iniziativa del loro sindaco.

D’altra parte se l’idea del Governo fosse stata quella di colpire i capitali è fuori discussione ritenere la casa di abitazione rientrante fra questi qualora ne dovessimo attribuire la caratteristica di investimento economico. Non solo non produce reddito, ma anzi ha richiesto e continua a richiedere notevoli sacrifici e sforzi economici rappresentati il più delle volte da un mutuo che una persona paga per un buon terzo della propria vita.

Così come ci sarebbe molto da discutere sul fatto che vada a colpire gli insediamenti produttivi che offrono lavoro ed il cui reddito andrebbe visto prima di tutto quale remunerazione del rischio per  il capitale investito nell’azienda.

Per concludere, egregio signor Sindaco, mi permetta di esprimerLe la mia più sincera ammirazione per la Sua iniziativa,  con l’augurio di trovarLa sempre in prima linea a fianco dei Suoi concittadini, sperando che il Suo comportamento sia di esempio non solo per i Suoi colleghi sindaci, ma anche per le più alte Istituzioni dello Stato ed in particolare per il nostro Governo.

Cordialmente, Gianfranco Marangoni, cittadino italiano.

 

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Uomo: animale o bestia?

  Il brutale omicidio avvenuto alla scuola di Brindisi dimostra ancora una volta quanto l’uomo sia dissimile, nel senso più negativo del termine, da ogni altro animale. E’ l’unico che uccide per il gusto di farlo, che questo si chiami terrorismo o fanatismo, che rientri nel computo di malsane ideologie o rivendicazioni, rimane un atto di inaudita barbarie. Il genere animale, al quale nostro, o proprio malgrado continuiamo ad appartenere, si sta vergognando di noi !

IMU (Imposta Municipale Unica) – calcolo dell’imposta

Il 18 giugno i possessori di immobili saranno chiamati al pagamento della prima rata dell’IMU (Imposta Municipale Unica), entrata anticipatamente in vigore con il Decreto Legge 6/12/2011 n.  201, art. 13, e che reintroduce e sostituisce la vecchia ICI con importanti novità, fra le quali, la più rilevante, è l’estensione dell’imposta anche alla casa di abitazione (c.d. prima casa).

Come per l’ICI, l’imposta viene calcolata partendo dalla rendita catastale, desumibile dall’atto di compravendita  oppure ricercandola sul sito dell’Agenzia del Territorio, inserendo il proprio codice fiscale e i dati identificativi dell’immobile.

La rendita catastale deve essere rivalutata del 5% e quindi moltiplicata per il coefficiente previsto per il tipo di fabbricato come da tabella 1).

Al risultato ottenuto si applica l’aliquota come indicato alla tabella 2) che il Comune ha la possibilità di aumentare o diminuire di 2 punti per la prima casa e di 3 punti per gli altri fabbricati.

Abitazione principale: è l’abitazione nella quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente (da non confondersi con la semplice residenza anagrafica).

Pertinenze dell’abitazione principale: sono esclusivamente quelle classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un’unità pertinenziale per ciascuna delle categorie catastali indicate.

Detrazioni: Soltanto sulla prima casa e relativa pertinenza è prevista una detrazione di 200 euro, più altri 50 euro per ogni figlio convivente fino all’età di 26 anni, anche se non fiscalmente a carico, e fino a un massimo di ulteriori 400 euro (8 figli). La detrazione massima quindi non può superare i 600 euro.

Abitazioni concesse in uso gratuito: scontano l’aliquota ordinaria (0,76%) non potendo considerarle al pari delle abitazioni principali.

Case locate: a partire da 2015, l’aliquota può essere ridotta fino al 0,4%.

Nuda proprietà e usufrutto: l’imposta è dovuta dal titolare del diritto reale, quindi dall’usufruttuario.

Separazione odivorzio: l’imposta sulla casa coniugale sarà dovuta dal coniuge che l’ha ricevuta in assegnazione.

Aree edificabili: la base imponibile per il calcolo dell’IMU è determinata in  base al valore di mercato del terreno al primo gennaio dell’anno in cui si paga l’imposta.

Cointestazioni: L’imposta viene ripartita in base alle percentuali di possesso mentre la detrazione viene ripartita in parti uguali (es: possesso 80% + 20%, detrazioni 100 + 100).

Versamento dell’imposta: con un recente intervento il Governo ha dato la possibilità ai contribuenti di  pagare l’IMU in 3 rate per la prima casa (18/6 – 17/9 – 17/12), mentre per gli altri fabbricati sono possibili soltanto 2 rate (18/6 e 17/12).

Inoltre ha stabilito che la prima rata del 2012 sia calcolata applicando le aliquote minime (0,4% prima casa, 0,76% altri fabbricati) in attesa delle delibere comunali  entro il 30 settembre e che lo stesso Governo stabilisca le aliquote definitive entro il 10 di dicembre.

Eccetto l’IMU sulla prima casa e per i fabbricati rurali e strumentali, il cui destinatario è il Comune, per gli altri fabbricati l’imposta, calcolata con le aliquote definite entro il 10 dicembre, va ripartita al 50% fra comuni e Stato (es: se l’aliquota ordinaria è dello 0,76%, allo Stato va la metà, ossia lo 0,38%, indipendentemente dalle variazioni apportate dai Comuni con propri regolamenti). Dal prossimo anno, le delibere dei Comuni in materia di Imu, affinché abbiano efficacia retroattiva dal 1° gennaio, dovranno essere pubblicate sul sito del dipartimento delle Finanze entro il 30 aprile.

Il versamento arrotondato all’unità di euro (per difetto fino a 49 centesimi, per eccesso oltre i 49 centesimi) non è dovuto se inferiore a euro 12,50 annui (non relativi ad ogni singola rata), salvo diversa disposizione comunale.

Il versamento si effettua con il modello F24 (un modello per ogni contribuente eventualmente comproprietario degli immobili) utilizzando i codici tributo indicati nella tabella 3). Per quanto riguarda il versamento di acconto, è stata prevista l’indicazione sul modello F24 del numero delle rate scelto dal contribuente, 1 o 2 (se si versa l’acconto in unica soluzione a giugno si indicherà 0101, se si versa l’acconto in due rate, a giugno e a settembre, si indicherà 0102).

Presentazione della dichiarazione: la dichiarazione Imu va presentata entro 90 giorni dal momento in cui sorgono i presupposti per l’adempimento (es: variazioni sull’immobile che hanno incidenza sul calcolo dell’imposta). In assenza di modifiche che comportino un diverso ammontare dell’imposta, la dichiarazione vale anche per gli anni sucessivi. Entro il 30/09/2012 deve essere presentata la dichiarazione relativa agli immobili per i quali l’obbligo è sorto a partire da 1° gennaio 2012.

Si riportano di seguito le tabelle da utilizzare per il calcolo dell’IMU:

Tabella 1) Moltiplicatori:

160 – Categoria A, C/2, C/6, C/7  (abitazioni e pertinenze)
140 – Categoria B, C/3, C/4, C/5
80   – Categoria A/10, D/5 (uffici)
60   – Categoria D (65 da 1/1/2013)
55   – Catogoria C1

Tabella 2) Aliquote:

0,40% – abitazione principale, modificabile dello 0,2% in aumento o diminuzione
0,20% – fabbricati rurali (ad uso strumentale del coltivatore diretto)
0,76% – restanti casi (es: seconda casa), modificabile da 0,46% a 1,06%

Tabella 3) Codici tributo:

3912 – abitazione principale e relative pertinenze (destinatario il Comune)
3913 – fabbricati rurali ad uso strumentale (destinatario il Comune)
3914 – terreni (destinatario il Comune)
3915 – terreni (destinatario lo Stato)
3916 – aree fabbricabili (destinatario il Comune)
3917 – aree fabbricabili (destinatario lo Stato)
3918 – altri fabbricati (destinatario il Comune)
3919 – altri fabbricati (destinatario lo Stato)
3923 – interessi da accertamento (destinatario il Comune)
3924 – sanzioni da accertamento (destinatario il Comune)

 

 

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Approfondimenti su FiscoOggi

1° maggio – Festa del Lavoro

Costituzione della Repubblica Italiana

Principi fondamentali – Articolo 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Il lavoro è ciò che dovrebbe permettere all’uomo della nostra società di vivere in maniera dignitosa e libera. Contrariamente, la mancanza di lavoro è fonte di frustrazione e di angoscia per tutto quanto non è più reso accessibile e interscambiabile mediante il denaro che ne costituisce il corrispettivo.

“I lavori possono essere di vario tipo, ma tutti uniformati nella misura in cui sono convertibili in denaro….Sei reale nella misura in cui lavori e produci. …Sarai valutato in base ai risultati del tuo lavoro…Forse potrai scegliere il tipo di lavoro che ti è più consono perché, se lavori con piacere, rendi di più e con minor fatica… (R. Panikkar – La nuova innocenza)”

E’ difficile immaginare oggi una società in cui il lavoro sia motivo di realizzazione per l’individuo dal momento che ne attribuiamo le connotazioni di necessità, e pertanto il più delle volte non soggetto a libera scelta. D’altra parte, proprio perché necessario, non ci si può sentire altro se non grati e fortunati dal momento che lo si ottiene, dal momento che diventa mezzo di sostentamento per l’individuo stesso e la sua famiglia.

E’ prioritario che ci siano interventi atti a favorire l’introduzione dei giovani nel mondo del lavoro in cui non si mascheri la precarietà con una falsa flessibilità e a dare garanzie a quanti risulterebbe impossibile reinserirsi una volta estromessi.

E’ prioritario perché l’Italia continui ad essere una Repubblica democratica, fondata sul lavoro, prima che tali fondamenta siano irrimediabilmente minati da disperazione e povertà.

Ecomafia

Ecomafia. Nel 1994 Legambiente ha identificato con questo termine le organizzazioni criminali le cui attività illecite comportano gravi danni all’ambiente e alla salute. Fanno parte di tali attività l’abusivismo edilizio, escavazioni illecite, traffico e smaltimento di rifiuti pericolosi e non, racket di animali, furti e traffici di beni artistici e archeologici. Il nostro ordinamento giuridico li definisce reati senza vittima (fonte: camera.it). Ma ci pensate, scavano cave abusive, le riempiono di rifiuti tossici e poi vi costruiscono sopra delle belle villette in cui vivere e ammalarsi comodamente. Per non parlare dei materiali plastici pieni di pesticidi usati nelle serre, che vengono imballati, spediti in Cina dove vengono lavorati da persone schiavizzate e poi reimportati sotto forma di graziosi giocattoli e biberon per bambini. Tutto alla luce del sole! Fanghi industriali sparsi per i campi, ottimo concime, residui di fonderia e altri rifiuti tossici impiegati come sottofondi per strade e autostrade, ecc. Il fatturato di queste organizzazioni, stando al Rapporto Ecomafia 2007 di Legambiente, ammonterebbe a circa 23 miliari di euro, tutto esentasse, coinvolgendo oltre 20 mila persone, soprattutto nelle regioni meridionali. Ma non solo, il fenomeno riguarda anche regioni del resto d’Italia, coinvolgendo inoltre, come accennato più sopra, anche Paesi esteri (per i rifiuti tossici la Somalia sembra essere un vero paradiso). Rimanendo all’interno dei nostri confini, dove quello che accade basta e avanza, si ha l’impressione di trovarsi di fronte a un problema senza soluzione (basta pensare a cosa succede da anni in Campania). Il punto è che tutti dovremmo fare la nostra parte: insistere in una corretta raccolta differenziata, denunciare atti di inciviltà come l’abbandono di immondizie lungo le strade, rispettare i nostri corsi d’acqua. Purtroppo si producono troppi rifiuti e il più delle volte è conseguenza di scelte non dipendenti dalla nostra volontà: qualsiasi prodotto acquistato al supermercato, per esempio, porta con sé una componente di rifiuti da smaltire, fosse anche solo per l’imballaggio nel quale è posto in vendita. Solo alcuni decenni or sono tutto ciò era limitatissimo e quel poco che diventava “scarto” si trasformava in cibo per il preziosissimo maialino del quale in un successivo e breve futuro non si sarebbe gettato via nulla.

Per saperne di più e fonti delle notizie:

Legambiente – Rapporto ecomafia 2011

www.camera.it/_bicamerali/leg15/commbicantimafia/

www.zonanucleare.com/dossier_italia/ecomafia_rifiuti.htm

 

25 aprile – Festa della Liberazione

25 aprile – Festa della Liberazione

“Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani“,  era il 1861 e a dirlo era Massimo D’Azeglio, opera che tuttavia, nonostante i 150 anni trascorsi,  è rimasta incompiuta. Storie profondamente diverse, culture che stentano ad integrarsi, condizioni sociali ed economiche che in comune hanno poco o niente. Con lo stesso fervore con cui il nostro Paese ha superato momenti di estrema difficoltà i suoi cittadini si trovano spesso a “litigare” e difendere le loro diversità, non in nome di un legittimo riconoscimento delle proprie radici quanto piuttosto nel sentirsi legittimati a imporre la propria supremazia ideologica. Se questo è in estrema sintesi quello che accade all’interno di un singolo Paese, e l’Italia comunque è in buona compagnia, immaginiamo cosa comporti parlare di unità europea. Le vicende degli ultimi tempi non hanno fatto altro che mettere sempre più in evidenza la sostanziale criticità di questa unione scritta soltanto sulle pergamene. Non si parla mai di Europa. Si parla di asse franco-tedesco, di Grecia, di Spagna, di Italia. Di Stati, pochi, esempio di virtuosismo economico-finanziario, di altri che sono in continuo affanno costretti a rincorrere i primi della classe. Quando si costituisce una società è il consiglio di amministrazione che decide le strategie, qui, invece, qualcuno si è proclamato amministratore unico e va per conto suo. In questa giornata, in cui si celebra la festa della liberazione, in cui gli italiani hanno l’occasione per sentirsi un popolo unito, credo che il nostro pensiero debba superare i confini geografici e chiederci se l’Europa che desideriamo è quella dei telegiornali o se aspirare a qualcosa di meglio. “Abbiamo fatto l’Euro, ora dobbiamo fare gli europei”.

Povero microcriminale

Il Governo, accortosi che stiamo vivendo più del previsto, ha pensato bene di allungare l’età pensionabile con meccanismi “scientifici” e con sensibili benefici per i conti pubblici. Se volessimo aprire una parentesi a questo proposito, sarebbe interessante comprendere come, in un sistema contributivo, che nel prossimo futuro sarà anche l’unico e che doveva servire a sistemare tutte le magagne della previdenza, ci si venga ancora a parlare di problematico equilibrio finanziario dato che le pensioni verranno liquidate utilizzando il montante contributivo che il lavoratore avrà accumulato al termine della sua vita lavorativa. In pratica non faranno altro che restituirmi i miei soldi.

Sempre il Governo ha pensato poi all’occupazione, soprattutto a quella giovanile, introducendo una maggiore flessibilità, non solo in entrata che già c’era, ma in modo particolare, in uscita. Così che le aziende, dove il titolare guadagna meno del suo operaio, e tengo comunque a precisare che nutro molto rispetto e ammirazione per quanti si avventurano a fare gli imprenditori ma che certe situazioni appaiono per forza alquanto fastidiose, sentendosi meno vincolate siano più propense ad assumere.

E mentre il nostro Premier annunciava “superata la crisi nell’eurozona”, i giornali titolavano che la disoccupazione ha raggiunto il 9,3% (31,9% fra i giovani), la peggiore dal 2004, e di notevoli problemi di inserimento nel mercato del lavoro per gli “under 40” (fonte Il Sole24Ore del 3 aprile scorso). Ancora, qualche giorno prima, un italiano su due sotto i 15 mila euro annui (un terzo non raggiunge i 10 mila), inflazione nel carrello al 4,6%, aumenti di energia elettrica (+5,8%) e gas (+1,8%), 700 posti a rischio all’AnsaldoBreda, e qui mi fermo perché mi sembra di leggere un bollettino di guerra…

In ogni caso viene spontaneo chiedersi: se il numero dei posti di lavoro, ad essere ottimisti, rimane sempre lo stesso, cosa che stando alle notizie sopra riportate non sembra, com’è possibile dare lavoro ai giovani se quelli che già lavorano devono continuare fino a 70 anni? Il ricambio generazionale si è spostato di circa 10 anni! Se in un’azienda ci sono 10 posti di lavoro non diventeranno certo 11 per fare un piacere ai nostri ministri. Sperando poi di non perdere il lavoro arrivati ad una certa età, che può significare anche una quindicina di anni dalla pensione, nel qual caso il reinserimento diventa difficilissimo. Tutti questi disoccupati, giovani che non possono permettersi il telefonino nuovo, le scarpe griffate o una serata in pizzeria con gli amici, figuriamoci mettere su famiglia, e meno giovani che la famiglia già ce l’hanno e non sanno più come mandarla avanti, cosa potranno mai inventarsi di fare? Dal lecito all’illecito, per opportunismo o per necessità, il passo è breve.

Prima o dopo comunque un lavoro salta fuori, si spera regolare. Facendo quattro conti però, ci si accorge subito che, sia per i pochi contributi versati, sia per un meccanismo alquanto penalizzante, la pensione che forse si riceverà a 70 anni sarà poco più che misera. Le conseguenze? Una popolazione in cui povertà e microcriminalità sono destinate a crescere significativamente. So che è una visione piuttosto pessimistica e sinceramente confido sulla possibilità di aver fatto male i conti. “Pensionato borseggiato fuori dall’Ufficio Postale dal nipote trentenne”. Non sarebbe certo una bella notizia!

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