Imposta di bollo (1): conti correnti e depositi

Prima con il decreto 201/2011 convertito in Legge n. 214/2011, c.d. Manovra Salva-Italia, poi con il D.M.E.F. 24/05/2012, il Governo ha apportato modifiche sostanziali in materia di imposta di bollo applicata sugli estratti di conto corrente e sui rendiconti dei libretti di risparmio, con decorrenza 1° gennaio 2012.
Per entrambi è stato previsto un tributo annuo, per esemplare, pari a euro 34,20, se il titolare è persona fisica o ditta individuale, di 100,00 euro se trattasi di altro soggetto, esclusi quelli esenti per espressa previsione di legge (es. ONLUS), da rapportare al periodo rendicontato  che coincide con la produzione dell’estratto conto o del rendiconto periodico, oppure con la cessazione del rapporto in caso di estinzione, oppure con il 31 dicembre di ogni anno anche in assenza di invio del documento.
Inoltre per le persone fisiche si è stabilito che l’imposta è dovuta qualora, al termine del periodo rendicontato, la giacenza media di tutti i rapporti intestati al medesimo soggetto e intrattenuti presso il medesimo Istituto (es. stessa Banca) superi i 5.000 euro. In tal caso è dovuta un’imposta per ogni rapporto in essere. Da questi vengono esclusi ovviamente i conti con saldo negativo che nemmeno rientrano nel calcolo della giacenza media.
La prima cosa che appare chiara è quella di concentrare il più possibile le somme depositate in modo da pagare l’imposta di bollo su un solo rapporto.
Dato l’effetto sostitutivo, la cennata imposta di bollo assorbe tutte le imposte dovute per atti e documenti relativi a operazioni regolate su conti correnti e depositi a risparmio e, per questi ultimi, anche l’imposta che era dovuta sul relativo contratto di 14,62 euro.
Infine, già che siamo in argomento, vale la pena ricordare che  il D. L. 13.08.2011, n. 138, ha stabilito che dal 2012 la ritenuta sulle rendite finanziarie, e quindi anche sugli interessi dei conti correnti e dei libretti di deposito, è uniformata al 20%, ad esclusione dei titoli di Stato per i quali continua ad applicarsi la ritenuta del 12,50%. 
 
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Imposta di bollo (2): prodotti finanziari, facciamo bene i conti

Altrettanto innovative sono le disposizioni riguardanti le comunicazioni relative ai prodotti finanziari, tra i quali, oltre che le varie tipologie di titoli e fondi di investimento, sono ricompresi anche i conti di deposito e i certificati di deposito.
Con effetto 1° gennaio 2012 è dovuta un’imposta da applicarsi sul complessivo valore di mercato o, in mancanza, sul valore nominale o di rimborso di tutti i prodotti contenuti in un rapporto di deposito a custodia, o di ogni singolo esemplare se non ricompreso in un rapporto di deposito:
– dell’ 1 per mille per il 2012, con minimo di euro 34,20 e max euro 1.200,00
– dell’ 1,5 per mille a partire dal 2013, con minimo di euro 34,20 e senza alcun limite massimo
e il dato a cui fare riferimento è il valore dei prodotti al termine del periodo rendicontato e non della giacenza media. E qui arriva il bello.
Supponiamo che un investitore detenga certificati di deposito al di fuori di un rapporto di custodia: in questo caso paga il bollo dell’1 per mille, 1,5 per mille dall’anno prossimo, su ogni certificato man mano che giunge a scadenza.
Supponiamo invece che lo stesso investitore detenga gli stessi certificati di deposito in un unico dossier. E’ sufficiente svuotare il dossier prima del 31 dicembre, prevedendo la scadenza dei certificati entro l’anno, perché l’imposta di bollo da pagare risulti la minima, ossia 34,20 euro.
Tenuto conto che sui propri prodotti la Banca normalmente non applica commissioni di custodia e che la stessa imposta sarebbe applicata anche sul conto corrente dove verrebbero temporaneamente versate le somme disinvestite, quell’investitore pagherebbe complessivamente 68,40 euro, traendone convenienza a partire da un investimento superiore, per quest’anno, a 68.400 euro e a 45.600 euro a partire dall’anno prossimo. E più alta è la somma investita e meno ci si perde. Che ne dite? Niente male …
Lo stesso giochino potrebbe essere fatto anche con i titoli, di Stato, obbligazioni, ecc., che fanno parte del dossier, ma in questo caso bisogna fare bene i conti, non solo per gli eventuali utili o perdite che potrebbero risultare dell’operazione di smobilizzo, ma anche con le commissioni applicate sulle operazioni di acquisto/vendita.
 
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