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Categoria: Attualità

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La Corona dell’Avvento

La Corona dell’Avvento

Candele dell'Avvento

La Corona dell’Avvento

La Corona dell’Avvento, nato come simbolo pagano, viene adottato dalla cristianità come simbolo dello scorrere del tempo e con la funzione di annunciare l’avvicinarsi del Natale. La sua forma circolare racchiude molteplici significati, primo tra tutti il significato di eternità e unità. Ha la forma di anello ed è quindi segno di fedeltà. La corona dell’Avvento deve mantenere la forma circolare, intrecciata con rami di piante sempreverdi, simbolo di continuità della vita, e non essere una semplice composizione floreale. La prima candela (Candela della Speranza) si chiama candela del Profeta. Ci rammenta che molti secoli prima della nascita del bambino Gesù, uomini saggi chiamati profeti predissero la sua venuta. Un profeta di nome Michea predisse perfino che Gesù sarebbe Nato a Betlemme! La seconda candela (Candela della chiamata universale alla salvezza), chiamata Candela di Betlemme , ci ricorda la piccola città in cui nacque il nostro Salvatore. Noi raffiguriamo Maria e Giuseppe mentre stancamente vagano da una locanda all’altra, senza riuscire a trovare un posto dove riposare, finché alla fine sono condotti al riparo di una stalla. Poi, nella più sacra tra le notti, mentre risposavano nella stalla insieme ai miti animali, il figlio di Maria, il bambino Gesù, nacque! La terza candela (Candela della gioia) è chiamata la Candela dei pastori, poiché furono i pastori ad adorare il bambino Gesù e a diffondere la lieta novella. La quarta candela (Candela dell’amore) è la Candela degli Angeli per onorare gli angeli e la meravigliosa novella che portarono agli uomini in quella notte mirabile. Sebbene non possiamo né vederli né sentirli, sono ancora gli angeli che ci portano il messaggio di Dio con pensieri d’amore e di pace, di gioia e di buona volontà.

I Quattro Angeli dell’Avvento

La Candelora – 2 febbraio

La Candelora – 2 febbraio

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Oggi, 2 febbraio, è il mio compleanno ed è anche il giorno della Candelora, il giorno in cui il Cristianesimo celebra la Presentazione al Tempio di Gesù. In questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”, che verranno usate il giorno successivo, San Biagio, per compiere la benedizione della gola (tra i miracoli attribuiti al Santo c’è il salvataggio di un bambino che stava soffocando a causa di una lisca di pesce). E’ detta anche festa delle Purificazione di Maria in conseguenza dell’usanza ebraica secondo la quale una donna che aveva partorito un figlio maschio doveva recarsi al Tempio per purificarsi dopo 40 giorni dal parto, e il 2 febbraio cade giusto 40 giorni dopo Natale.

La tradizione popolare si è sbizzarrita a formulare proverbi che in alcuni casi vanno d’accordo ma in altri si trovano in netta opposizione. A me più di tutti piace questo:

”Madonna della Candelora
dell’inverno sèmo fòra
ma se piove o tira vento,
de l’inverno semo ancora ‘rento.”

In pratica con la Candelora l’inverno sarebbe giunto la termine ma se fa ancora freddo ne avremo almeno per un altro mese.

Il Castagnaccio

Il Castagnaccio

20131014 Il Castagnaccio (1)

Si definisce castagnaccio il dolce tipicamente autunnale fatto, come facilmente intuibile, con la farina di castagne. Assente dalle tavole dei Paesi tropicali, il castagnaccio viene perlopiù prodotto nei forni delle cucine dell’Italia settentrionale, con varianti che consistono nell’aggiunta di pinoli o di uvetta. C’è anche quello pugliese con uova e cacao amaro, ma quello vero, fatto con l’unico ingrediente che lo distingue da tutti gli altri dolci, appartiene alla nostra zona, la Bassa Veronese. Con l’aggiunta di solo olio d’oliva, zucchero, un po’ di latte  e una bustina di lievito viene preparato un dolce unico in quanto a sapore della castagna e deliziosamente soffice. A seconda dei gusti, un po’ di farina bianca lo rende meno “gnoccoso” ma questa è anche la sua caratteristica, infatti da noi lo si chiama anche “gnocca”, motivo per cui invita ad essere accompagnato con un buon vino rosso, magari novello. Ecco, quello che si vede qui a fianco, uscito dal forno di casa mia, è proprio così! Complimenti alla cuoca!

Dal Malleus Maleficarum ad Halloween

Dal Malleus Maleficarum ad Halloween

Il Malleus Maleficarum (il martello delle malefiche, “streghe”) è un testo pubblicato nel 1487, nato da un’idea malsana formatasi nella testa di un frate domenicano, Heinrich Kramer, con la collaborazione del suo degno compare Jacob Sprenger, allo scopo di fornire tutte le indicazioni necessarie per smascherare e reprimere la stregoneria. In pratica divenne il manuale del perfetto inquisitore, mandato che Kramer ottenne da papa Sisto IV nel 1474  per ricambiarlo della sua fedeltà alla causa della Chiesa romana. Il processo in cui venne sconfitto ad Innsbruck per opera di un avvocato che riuscì a far valere i diritti dei processati nonostante la fama di grande inquisitore che si portava appresso, costituì per Kramer lo stimolo giusto per mettere nero su bianco la sua personalissima visione della stregoneria e del modo per contrastarla. A rendere il manoscritto ancora più autorevole fu l’inserimento in prefazione della bolla Summis desiderantes affectibus  (Desiderando con supremo ardore) di papa Innocenzo VIII che già tre anni prima riconosceva l’esistenza delle streghe e concedeva l’approvazione papale all’inquisizione e, proprio in risposta alla richiesta dei due frati Domenicani, li nominava inquisitori con l’incarico di estirpare la stregoneria in Germania. Non solo, il libro aveva ottenuto anche una Approbatio da una commissione di teologi dell’Università di Colonia, un falso tuttavia, prodotto con la connivenza di un notaio compiacente.
Il testo è diviso in tre parti. Nella prima affronta la natura della stregoneria e spiega come le donne siano predisposte a cedere facilmente alle tentazioni di Satana a causa della loro debolezza e intelletto inferiore. Nella seconda parte indica invece come smascherare la stregoneria e nella terza come si catturano le streghe, si processano e si eliminano, non prima di aver ottenuto una piena confessione anche e soprattutto con l’utilizzo della tortura.
Niente da dire, proprio delle brave persone che si adoperavano per la sconfitta del male, abusando del loro sconfinato potere con il permesso del papa rappresentante pro-tempore di Dio Onnipotente.
Da qui ad Halloween il salto è decisamente lungo, e a dire il vero il richiamo alle “streghe” è più di contorno al reale significato di questa festa di origine druida che aveva lo scopo di placare gli spiriti dei defunti e alla quale si è associato un simbolismo che si è modificato col passare del tempo fino ad includere temi che hanno a che vedere con la morte, il male, l’occulto, i mostri, i fantasmi e, per l’appunto, la stregoneria. Tutti elementi che hanno acceso l’immaginazione di vari produttori cinematografici che si sono a loro volta sbizzarriti ad aggiungere qualche nuovo contenuto di paura, ma anche a farne delle simpatiche parodie.
“Maschi tremate, le streghe son tornate” recitava lo slogan di un divertente film con Eleonora Giorgi e Renato Pozzetto durante una manifestazione femminista. Streghe moderne, streghe in carriera, streghe ai fornelli, streghe al supermercato, streghe a far quadrare i conti in famiglia, e qua la magia serve davvero. Le streghe son tornate? No, non le streghe, le fate, e sono sempre state al nostro fianco.
 
Buon Halloween !
 
 
articolo correlato: El pegnatin (la magia de ‘na olta) – Posia dialettale
 
E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno di noi

E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno di noi

Il pericolo è che oramai non faccia neanche più notizia, tanto ci siamo abituati a sentirne parlare, quasi convinti, o meglio rassegnati, che la situazione non possa altro che peggiorare. Crisi è una delle parole che va per la maggiore. C’è la crisi dei consumi, la crisi del lavoro, la crisi di liquidità, la crisi delle banche, la crisi del governo, la crisi della sanità, e così via. Tanto che siamo entrati in crisi, con noi stessi, perché questo stillicidio continuo di notizie allarmanti ci ha prima spavenati, poi frastornati, quindi sopraffatti, facendoci scordare che in ognuno di noi c’è una fonte di energia, la stessa alla quale l’uomo ha fatto ricorso nei momenti peggiori della sua storia. E a dirlo, molto tempo prima di me, è stato un tizio coi baffi che faceva Albert di nome e Einstein di cognome.

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorgono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere ‘superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno di noi, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non volere lottare per superarla.”

Albert Einstein “Il mondo come io lo vedo” (1931)

1° maggio – Festa del Lavoro

1° maggio – Festa del Lavoro

Costituzione della Repubblica Italiana

Principi fondamentali – Articolo 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Il lavoro è ciò che dovrebbe permettere all’uomo della nostra società di vivere in maniera dignitosa e libera. Contrariamente, la mancanza di lavoro è fonte di frustrazione e di angoscia per tutto quanto non è più reso accessibile e interscambiabile mediante il denaro che ne costituisce il corrispettivo.

“I lavori possono essere di vario tipo, ma tutti uniformati nella misura in cui sono convertibili in denaro….Sei reale nella misura in cui lavori e produci. …Sarai valutato in base ai risultati del tuo lavoro…Forse potrai scegliere il tipo di lavoro che ti è più consono perché, se lavori con piacere, rendi di più e con minor fatica… (R. Panikkar – La nuova innocenza)”

E’ difficile immaginare oggi una società in cui il lavoro sia motivo di realizzazione per l’individuo dal momento che ne attribuiamo le connotazioni di necessità, e pertanto il più delle volte non soggetto a libera scelta. D’altra parte, proprio perché necessario, non ci si può sentire altro se non grati e fortunati dal momento che lo si ottiene, dal momento che diventa mezzo di sostentamento per l’individuo stesso e la sua famiglia.

E’ prioritario che ci siano interventi atti a favorire l’introduzione dei giovani nel mondo del lavoro in cui non si mascheri la precarietà con una falsa flessibilità e a dare garanzie a quanti risulterebbe impossibile reinserirsi una volta estromessi.

E’ prioritario perché l’Italia continui ad essere una Repubblica democratica, fondata sul lavoro, prima che tali fondamenta siano irrimediabilmente minati da disperazione e povertà.