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Autore: Gianfranco

Istà

Istà

caldoIstà (Estate)

 

Che non ci siano più le mezze stagioni oramai è un dato di fatto e anche quelle che sono rimaste assomigliano ben poco agli inverni e alle estati con le quali sono cresciuto. Non è questa la circostanza per affrontare discussioni in materia di mutazioni climatiche e delle cause che possono averle indotte. Il caldo e il freddo ci hanno sempre accompagnati, almeno in queste nostre regioni, scandendo il tempo della vita contadina e con essa il passare degli anni. Oggi si è tentati ad estremizzare qualsiasi cosa, fenomeni meteo compresi, e in qualche occasione effettivamente non ci si va molto lontano (bufere, tempeste, “bombe d’acqua”, periodi di siccità ed altri eccessivamente piovosi). E tutto entra a far parte di quella scienza che si chiama statistica e che pone ogni fenomeno al di sopra o al di sotto della normalità. Tuttavia chi può arrivare con la memoria ad alcuni decenni fa credo che si ricordi dei “ghiaccioli” appesi alle grondaie e dei fossi ghiacciati, così come delle estati anche allora roventi, delle siccità e di paurosi temporali. Tutto si svolgeva secondo un ordine naturale e altro non si poteva fare se non accettare quello che il “Cielo” ci mandava. In tutta serenità, guardando al massimo da che parte tirava il vento o di come calava il sole la sera.

Istà
(mariasantissimachecaldo)
*
I na dito “quei del tempo”
che sarà na gran calura
anca st’ano ecezionale
tanto da far proprio paura
 *
pure el nome i gha dà al caldo
solo quelo el te spaventa
ghe ci pensa zà a l’iferno
e ci a na bibita ala menta
 *
e ci se vede su in montagna
in braghe curte e canotiera
a gustarse l’aria fresca,
fastidiosa verso sera
*
Tuto sta a no farghe caso
che l’istà la riva istesso
senza che i te lo ricorda
ogni dì sempre più spesso
*
Alarme ghe caldo, alarme ghe fredo
pieni de ansia in continua emergenza
a spetar che se avera le prevesion
sperando ch’el tempo el ne usa clemenza
*
Epure ancora ricordo
un buteleto descalzo
saltar come un grilo
sul seleze impizo
*
un omo sentà
soto l’ombra de un piopo
che guarda el formento
e pensa par dopo
*
meza anguria moreta
sula tola taià
che stasera se zena
col pan-biscoto pocià
*
la racolina dal fosso che la tien compagnia
la cicala che recita sempre la stessa poesia
*
L’era l’istà dela me primavera,
go girà l’ocio un secondo e la me scapà via
*
***
(gianfrancomarangoni 03/08/2015)

 

Lago di Como

Lago di Como

Giornata fantastica! Il sole illuminava la sponda ovest del lago, l’aria limpida e il cielo senza nuvole permettevano di godere della visione delle cime più lontane che arricchivano la cornice già stupenda nella quale lo specchio d’acqua che si allunga verso il confine svizzero riflette le sontuose ville costruite in prossimità della riva.
Partenza da Como con il battello accompagnati dalla voce della guida, che durante le due ore di viaggio ci ha svelato con estrema conoscenza e professionalità i segreti delle ville che danno ospitalità ad alcune delle persone più in vista e conosciute del mondo dello spettacolo, del cinema, dell’industria e della politica.
Tra fotografie ed espressioni meravigliate si arriva a Villa Carlotta. Tutto vale la pena di essere osservato: le sculture del Canova, i soffitti dipinti, l’arredamento d’epoca perfettamente conservato. E fuori, il parco giardino non è da meno, ricco di piante e di fiori. In più, una vista mozzafiato sul lago.
Una bella gita, con tanto da ricordare.
A proposito, non ci si può dimenticare nemmeno della notte passata al casello trasformato in hotel presso Erba, non lontano da Como. Sarà forse per l’ottima cena, o chissà, per l’atmosfera che avvolge ogni castello che si rispetti, con le sue stanze racchiuse in mura di pietra dove, si è soliti dire, di tanto in tanto passa il fantasma di casa. Chissà se si sarebbe prestato per una suggestiva foto ricordo?

 

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Oltre l’orizzonte

Oltre l’orizzonte

20150228 Garda (2)

 

Oltre l’orizzonte

Nell’ imminente sera
altro non cerco
se non la quiete
come docile quell’onda
che nel suo calmo andare
giunge finalmente
ad abbracciar la sponda,
mentre lo sguardo
fermo all’orizzonte
mi fa chiedere una volta ancora
cosa vi sia oltre

**

(gianfrancomarangoni 06/04/2015)

La Candelora – 2 febbraio

La Candelora – 2 febbraio

candela4

Oggi, 2 febbraio, è il mio compleanno ed è anche il giorno della Candelora, il giorno in cui il Cristianesimo celebra la Presentazione al Tempio di Gesù. In questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”, che verranno usate il giorno successivo, San Biagio, per compiere la benedizione della gola (tra i miracoli attribuiti al Santo c’è il salvataggio di un bambino che stava soffocando a causa di una lisca di pesce). E’ detta anche festa delle Purificazione di Maria in conseguenza dell’usanza ebraica secondo la quale una donna che aveva partorito un figlio maschio doveva recarsi al Tempio per purificarsi dopo 40 giorni dal parto, e il 2 febbraio cade giusto 40 giorni dopo Natale.

La tradizione popolare si è sbizzarrita a formulare proverbi che in alcuni casi vanno d’accordo ma in altri si trovano in netta opposizione. A me più di tutti piace questo:

”Madonna della Candelora
dell’inverno sèmo fòra
ma se piove o tira vento,
de l’inverno semo ancora ‘rento.”

In pratica con la Candelora l’inverno sarebbe giunto la termine ma se fa ancora freddo ne avremo almeno per un altro mese.

Santa Lucia dela brava gente

Santa Lucia dela brava gente

Santa_Lucia_

Santa Lucia dela brava gente

Santa Lucia, al posto dei doni
porteme st’ano tanti carboni
che drento ala stua li meto a brusar
che anca st’inverno
me schivo l’inferno

porteme un saco de gran de somenza
ch’el sior de la casa el ga poca pazienza
e par la stajon che la tera se sveja
son zà preparà
co la schena piegà

par un po’ del dotor voria farghene senza
no che s’el ven ghe femo bruta acoglienza
ma le mejo catarse a l’ostaria
far un brindisi ala salute
e le magagne desmentegarsele tute

porteme in leto con la pace nel cor
su par le scale par man del me amor
pronto par n’altra matina de sudori e fadighe
porteme el sol e l’acqua col vento
porteme a fine giornada contento.
**

(gianfrancomarangoni 13/12/2014)

Filastroca dela semplicità

Filastroca dela semplicità

disperato501777_horrorE’ nella consuetudine della maggior parte delle persone fare di ogni singola questione un problema di grandi dimensioni. Il cervello si trasforma in un laboratorio in cui si simulano gli scenari più complessi, tante volte senza via d’uscita. Basterebbe tirare un bel respiro profondo e affrontare la questione con un po’ di serenità per rendersi conto di quanto la soluzione sia alla nostra portata. Vedere e prendere semplicemente le cose per quello che sono come ce lo suggeriscono da tempi antichi i “vecchi saggi” con l’aiuto di questa filastrocca che ho chiamato “Filastroca dela semplicità”:

 

 

Mi go fame, sono e se,
spira al naso e fredo ai piè
Magnando, dormendo, beendo,
gratandome el naso, scaldandome i piè
Me passa
Fame, sono e se, spira al naso e fredo ai piè

semplice, che ve ne pare!

(gianfrancomarangoni 08/12/2014)

Invito a noze

Invito a noze

invito-a-nozze“Femo de manco de andar a catarli par un toco, magari i se desmentega. E inveze…”
E’ inutile girarci tanto intorno, oggigiorno un invito a nozze non sempre riempie di gioia e spesso mette in moto le fantasie più bizzarre per trovare una scusa per dire: “Che peccato! NON posso proprio venire!”, tirando un bel sospiro di sollievo e sperando che se la siano bevuta (quasi mai). Già perché “quelli là”, che d’improvviso si sono ricordati anche di te, avevano calcolato tutto: la lista di regali utili fatta nel negozio di fiducia (quelli meno costosi saranno i primi a essere prenotati dagli invitati più svelti) e un “tot di buste” per coprire il costo del viaggio di nozze. E quando si parla di “busta”, mano al portafoglio: bisogna che salti fuori il costo del pranzo, del biglietto d’invito, della bomboniera, del prete che vuole la sua parte sotto forma di generosa elargizione e qualcosa deve pur restare anche ai due sposini. Sperando che il vestito messo per la Comunione del figlio più piccolo vada ancora bene, altrimenti l’esborso come minimo raddoppia. E ironia della sorte succede che poi a tavola non ci si può neanche ingozzare come si addice all’occasione: il diabete, il colesterolo, la gastrite, la colite, i chili da tenere sotto controllo, … che stress! L’invitato ha deciso: ha un altro impegno, inderogabile!
Che tristezza!
Eppure dovrebbe essere un giorno meraviglioso, e a renderlo tale dovrebbe contribuire ogni invitato col suo fare festoso e col suo calore da spargere intorno agli sposi. “Pochi ma boni!” è proprio così che dovrebbe essere, perché la festa la si fa con chi ci vuole bene, senza mettersi a fare calcoli di convenienza. E chi ci vuole bene sarà lì perché gliel’ha consigliato il suo cuore. Forse molto tempo fa, è come se stessimo raccontando una favola, era proprio così. Chi si sposava aveva bisogno di tutto e non si metteva a calcolare il valore dei regali che riceveva. Il pranzo magari era organizzato “in famiglia” per i parenti e gli amici più cari.
E se oggi fosse come allora!? Dopo tutto “ i pochi ma boni, i ghe ancora…”

Invito a noze

Cara moier, gheto sentio la notizia?
la fiola del Gino la sa fato noiza
**
tegnemose pronti a inventarghe ‘na scusa
co’ l’aria che tira le meio darghela sbusa
se i ne invita al completo, in quatro in fameia
par un toco me sa che resta uda la teia
**
No le più come ai tempi che bastava ‘na bela scudela
de tera cota o de vero, o magari ‘na utile ombrela
**
al giorno de ancò de gnente più i ga bisogno
se non de inventarse un viazo da sogno
da pagarse coi schei che i tira su co le buste
e inveze mi resto qua con le scassele ben lustre
che par farli contenti e restar de bon grado
par siè mesi me toca magnar brodo de dado
**
Altro che festa par i sposi contenti
qua la festa i la fa ai amici e parenti
**
Semo proprio malmessi pensar in sta maniera
ma come in tute le fole ghe manca la parte più vera

**
‘Na tola strapiena de gente sincera
che magna e che bala dala matina ala sera
invità dai sposini par far parte dela so storia
messi drento ale foto come un bel promemoria
parchè quelo che conta ala fine del giorno
le che ci te vol ben te ghe ie avui tuti intorno
***

(gianfrancomarangoni 05/11/2013)

Sul Lago Maggiore

Sul Lago Maggiore

Sul Lago Maggiore

Villa Pallavicino (7)

Sul Lago Maggiore

Sul Lago Maggiore
ci passo le ore
a guardare la scia
delle barche a motore

Sul Lago Maggiore
ci sta un pescatore
che racconta storielle
solo a vecchie signore

Sul Lago Maggiore
sento battere il cuore
di due amanti sorpresi
a parlare d’amore

Sul Lago Maggiore
ogni mese ha un colore
assomiglia a un giardino
con ogni tipo di fiore

Sul Lago Maggiore
mentre seguo la scia
di quell’ultima barca a motore
sento il tempo che scorre

nella tiepida quiete d’estate
quando l’acqua accarezza la sponda
e lascio andare il pensiero
sulla cresta di una docile onda.

***

(gianfrancomarangoni 12/08/2014)

Lago Maggiore

Lago Maggiore

 

Una vacanza sul Lago Maggiore

Una vacanza sul Lago Maggiore, tranquilla e rilassante. Noto per le Isole Borromee, meta sicura di tutti i visitatori del Lago, offre innumerevoli spunti per gli amanti del verde. Con il biglietto acquistato presso l’imbarcadero presente in ogni paese che si affaccia sul lago, si possono visitare le tre isole maggiori ( in totale sono 11 le isole del lago), il giardino botanico dell’Isola Madre ricco di piante rare e fiori esotici, il bellissimo palazzo barocco sull’Isola Bella contornato da un giardino alto 37 metri e disposto su dieci terrazze, la pittoresca Isola dei Pescatori o Isola Superiore, l’unica stabilmente abitata e dove si può pranzare in uno dei ristoranti in riva al lago. In una giornata si fa tutto.
Diverse sono inoltre le Ville da visitare, due fra queste, da non perdere assolutamente, sono Villa Taranto, a Pallanza-Verbania e Villa Pallavicino con il parco zoo a Stresa.
Anche chi ama le escursioni in montagna si può soddisfare. Molto suggestivo è lo spettacolo di cui si può godere dalla cima del monte Mattarone, raggiungibile con la funivia partendo da Carciano (Stresa). Situato tra il Lago Maggiore e il Lago d’Orta (altra meta da non perdere) permette una fantastica veduta di entrambi, fino all’Appennino Ligure, al massiccio del Monte Rosa e del Monviso (è d’obbligo scegliere una bella giornata limpida e serena).
Ultimo accenno, non certo perché di minore importanza, al Lago d’Orta. Situato nella parte occidentale del basso Lago Maggiore è uno dei più romantici laghi d’Italia. Visitate il borgo antico di Orta San Giulio con l’omonima isola proprio di fronte il Paese Vecchio e ve ne renderete conto. Buone vacanze.