Praga, la Città delle cento torri

La Praga che conosciamo oggi nasce dell’unione di quattro città indipendenti, Hradčany (il Castello, a ovest della Moldava), Malá Strana (“piccolo quartiere”, nell’area a sud del Castello), Staré Město (la Città Vecchia, sulla riva orientale opposta al Castello) e Nové Město (la Città Nuova, a sud-est), avvenuta nel 1784 successivamente alla guerra tra Prussia e Austria, a cui si aggiungeranno poi i quartieri di Josefov (il quartiere ebraico) e Vyšehrad.

 

  

 

Situata alle porte dell’Est, nel cuore della Boemia, è la capitale della Repubblica Ceca dopo la divisione pacifica dalla Repubblica Slovacca avvenuta nel 1993 ed è visitata ogni anno da circa 6 milioni di turisti.

 

 

 

 

Ricca di monumenti, di chiese e di storia, ogni angolo offre qualcosa da scoprire tra vecchio e nuovo. In due o tre giorni si possono visitare i luoghi più caratteristici e fermarsi a mangiare nei locali che offrono piatti tradizionali accompagnati da ottima “pivo”, la birra come la chiamano da quelle parti.

Alla salute, Na zdravì!

       

Prima sera d’estate, il merlo

Prima sera d’estate, il merlo

Fermo su di un ramo dell’albero, il più alto
all’imbrunire riempi l’aria del tuo canto

quando gli ultimi raggi colorano di rosa
le nubi che il cielo avvolgono come il velo la sposa

nella quiete sera rimango ad ascoltare
il suono dei tuoi versi tra i grilli e le cicale

danzano le ombre contro i muri nell’ora vespertina
mosse da una brezza leggera come musica per la ballerina

risuona il cigolio improvviso di una finestra vecchia
sta una mamma con il bimbo sulle sue ginocchia

il colore del glicine, il profumo del tiglio
i fiori di campo nel rituale sbadiglio

un padre racconta consumate storie di eroi
della luna ad oriente che sa tutto di noi

un ricordo mi sfiora mentre guardo lontano
la scia che scompare di un aeroplano

quando steso su un prato con aria curiosa
cercavo la stella più luminosa

poi di nuovo il tuo canto mi riporta al presente
mentre il sole scompare in fondo al cielo a ponente

e così si consuma l’ennesimo giorno
ti saluto con un fischio mentre faccio ritorno

dentro casa alla stanza col focolare
e una finestra coi fiori da dove guardare

il mondo che andrà un po’ alla volta a dormire
e un nuovo giorno arrivare tutto da scoprire.

**

(gianfrancomarangoni 11/06/2017)

Giardino di Valsanzibio – Villa Barbarigo

Villa Barbarigo, Pizzoni Ardemani è una villa veneta costruita a Valsanzibio di Galzignano Terme nel Seicento, su commissione del nobile veneziano Francesco Zuane Barbarigo. Il parco della villa di Valsanzibio copre un’area di 15 ettari ed è un raro esempio di giardino simbolico seicentesco, che presenta un complesso sistema di fontane tutte funzionanti (fonte Wikipedia). Il giardino ha ricevuto il primo premio come ‘Il più bel giardino d’Italia‘ nel 2003 ed il terzo più bello in Europa nel 2007.

La Puntura

Chi non ricorda l’ultima “puntura”? Grandi e grossi, giovani o vecchi, per tutti è una visione traumatica. E non meno dura è la vita di chi le punture le deve fare, inventando ogni volta nuovi stratagemmi sempre meno convincenti per i  proprietari delle povere natiche bersaglio delle famigerate siringhe.

 

 

 

 

 

La Puntura

 

Fermate li, non sta verghe paura
smola le ciape che te fao la puntura

Ghe meto un secondo, le un colpo de man
cossì te si a posto fin a doman

Cossa oto che sia, la ucia le fina
se te fe el brao te dao ‘na mentina

***

Da na parte o da l’altra poco ghe conta
struco i denti e anca i oci quando sento la ponta

Spero che almanco la man no la trema
che non me toca impenir la culata de crema

par evitar che vegna fora un duron,
me par za de sentirlo grosso come un molon

Gheto finio? Manco mal le passà
dopo te conto come le stà

Fe presto a ridar, a torme in giro vualtri
ma fao el figo anca mi col cul de chialtri !

***

(gianfrancomarangoni 04/05/2017)

 

 

Riflessione del Primo Maggio

Perchè
tanta indignazione
per le costolette di agnello
a Pasqua
e non altrettanta
per le salamelle
del Primo Maggio?

 

>>Articolo correlato al I° Maggio<<<

 

 

Buon Natale

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Buon Natale

Buon Natale tra le luci e i colori
A chi sta al caldo chiuso in casa
E a chi se ne sta fuori

Buon Natale agli ingegneri e ai sognatori
A chi aggiusta gli orologi
E anche ai muratori

Buon Natale al tassista e al panettiere
Ad un letto d’ospedale
E a tutte le infermiere

Alla cassiera che fa i turni in pizzeria
Buon Natale a chi rimane
E a chi sta andando via

E Buon Natale anche a te, che un altro anno è passato
E Buon Natale anche a me
Che l’ho passato con te

Buon Natale a chi sarà mandato in guerra
E a chi ha dovuto scappar via dalla sua terra

Alla maestra che sa a memoria la poesia
All’illusionista e alla sua fantasia

Buon Natale al mio vicino chiunque sia
Alle stelle in cielo e magari anche alla mia

E Buon Natale anche a te, che è di nuovo Natale
E Buon Natale anche a me
Che lo passo con te

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(gianfrancomarangoni 30/11/2016)

Dolce Novembre

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Dolce Novembre

Dolce Novembre
quanto mi manchi
con le tue foglie secche
dentro i miei occhi stanchi

col sole pallido
che bacia la rugiada
sui fili d’erba
al ciglio della strada

col vento freddo
che batte contro il viso
lo sguardo assente
l’accenno di un sorriso

dentro il cappotto
con la sciarpa al collo
le mani in tasca
e un berretto giallo

sopra pensiero
per strade di campagna
col naso rosso
e il respiro che si bagna

la stufa accesa
dentro un’ osteria
un caffè caldo
in buona compagnia

Dolce Novembre
ancora mi manchi
trascorre il tempo
ma il cuore non fa caso
ai miei capelli bianchi

**

(gianfrancomarangoni 10/10/2016)

Assisi

Visita ad Assisi, Spello e Città di Castello (2 – 4 settembre 2016)

Oggi, 4 Ottobre, San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia. Assisi, tempio di spiritualità da dove è partito il tentativo di riforma nei confronti di un sistema ecclesiastico corrotto e sensibile per lo più agli interessi materiali e politici. Un esempio, al di là di qualsiasi fede, religione e sistema di governo, di cui il nostro mondo ha assoluto bisogno.

 

L’ Eredità

testamentoSono convinto che tutti quanti, chi in prima persona, chi perché conoscono qualcuno che lo è stato, chi per sentito dire, sanno delle vicissitudini conseguenti a un’ eredità. Soprattutto se gli eredi sono molti e soprattutto se mancano quelli legittimi, genitori, figli e nipoti (dei nonni) per capirci. A volte arriva la notizia della morte di un lontano zio, magari pieno di soldi con nessuno al quale lasciare i suoi averi, ed ecco allora accorrere tanti nipotini affranti e speranzosi. Oppure c’è il vecchio nonno da accudire, troppo vecchio per saper amministrare la pensione e il gruzzolo annotato nei libretti in banca. Il suocero che rigirato ben bene va a finire per credere di essere il  padre che non è mai stato.

Si dice che in guerra e in amore tutto sia permesso. Niente in confronto a quello che si farebbe per i soldi. “Mors tua, vita mea” recita una celebre locuzione latina. Con buona pace dei “legami” di sangue e col pensiero rivolto alla “Buon’ Anima” nel momento del trapasso.

L’ Eredità

Porca miseria, el zio Bepi le morto
preparate impressia ch’el ndemo a catar
che no voria che i pensesse che volen farghe un torto

dai che vien tardi, parecia anca i fioi
e par sugarte le lagreme to su dei fazoi

me l’a dito la Gina che la ghe fasea da badante
che par via dei parenti passaria da ignorante

l’era vecio e imbambito ma pien de moneda
messi in banca o ala posta le meio ‘ndar veda

che i sarà tuti in fila come i vampiri
pianzoti busiari e qualche lamento
col pensiero che sconto da qualche parte
ghe sarà de sicuro un testamento

me par de vedarli al funeral
“cielo mai questo, da ‘ndoe vienlo quellà”
i spunta fora come i funghi nel bosco
tuti ala cacia de l’eredità

le proprio vera che finché te si al mondo
gnessun ghe fa caso se te si moro o biondo
gnessun i te domanda come te ste
noi sa mai fato vedar gnanca par un cafè

ma se solo i s’ incorze che ghe spuza de schei
i se presenta de corsa, tuti brai butei
sperando che prima che te tiri ‘na brena
te te ricordi de lori con la carta e la pena

perciò caro mio fin che te pol
godete in barba a tuta sta gente
che quando le ora de far el gran salto
de quel che ghe resta non te porti via gnente

e sbirciar de scondon quelo che i fa
ridendoghe a drio da l’ aldilà

***

(gianfrancomarangoni 14/08/2016)

Impressia: in fretta
Catar : trovare
Parecia: prepara
Imbambito: rimbambito
Tirar ‘na brena: passare a miglior vita
De scondon: di nascosto

Tenebre

… le tenebre accorsero ad inghiottire la luce con voracità frenetica, poiché il cuore dell’uomo aveva ceduto all’oscurità e null’altro poteva il sole.

 

Tempesta

 

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